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Rinnovabili e pompaggio: un matrimonio da fare (cum judicio) Stampa E-mail











di ELIO SMEDILE
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Prima di entrare nel merito di un breve commento su diversi possibili usi dei sistemi di stoccaggio dell’energia, vorrei fare una digressione temporale; un balzo all’indietro, nell’Italia nuclearista degli anni Settanta. Siamo nel 1975, nel clima di emergenza della grande crisi petrolifera...















...e il Piano Energetico Nazionale disegna uno scenario energetico futuro basato proprio sul nucleare. Gli obiettivi dichiarati - in realtà - sono di pura fantasia: 62 centrali nucleari entro fine secolo. Tuttavia, anche con gli aggiornamenti del 1977 e del 1981, che avevano rivisto le stime al ribasso, la scelta nucleare viene confermata e si prevede l’entrata in esercizio di ulteriori altri 8 impianti.
Ma le centrali nucleari hanno una caratteristica precipua: è impossibile accenderle e spegnerle in rapporto all’evoluzione della domanda. La produzione è in tal modo necessariamente continua e può quindi generare un surplus.

Nasce da questa semplice considerazione l’idea che porta alla ribalta gli impianti idroelettrici di pompaggio. Il surplus prodotto dalle centrali nucleari nei momenti in cui la domanda scende rapidamente può essere utilizzato per pompare acqua al bacino superiore dell’impianto idroelettrico di pompaggio, configurando in tal modo un sistema misto idro-nucleare che in quel periodo sembrava foriero di grandi vantaggi. Questo sistema non ha mai avuto la possibilità di essere messo in atto.
Il seguito è noto.
[...].


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