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di MASSIMO GARANZINI / business director Ketchum Italy
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Se l’Europa si interroga sull’origine e fondamento dell’ondata di un “nuovo populismo” non solo politico ma anche dell’informazione, dall’altra parte dell’Oceano le attenzioni etiche si traducono velocemente in scelte che indirizzano il business.

Alcuni grandi brand Usa hanno recentemente mostrato una forte attenzione critica verso YouTube, accusato di dare spazio agli hatespeech, i contenuti dell’odio, del terrorismo o di altra forte forma di violenza o discriminazione.
“Siamo molto preoccupati che i nostri spot possano essere apparsi accanto a contenuti di YouTube che promuovono terrorismo e odio”, le dichiarazioni di AT&T che ha già annunciato il ritiro di investimenti pubblicitari dalle piattaforme di Google ad esclusione delle ricerche online.
Google ha quindi iniziato una seria battaglia tecnologica per arginare il fenomeno e isolare questi “contenuti cattivi” dalle direttrici di ricaduta delle pubblicità. Le rassicurazioni non hanno convinto gli analisti di Wall Street, Mizuho e Bank of America Merrill Lynch, che hanno gettato benzina sul fuoco: “Possibili ricadute sul business di Alphabet” (Google).
Le regole (leggi, norme, vincoli) fanno una grande fatica a stare al passo con i tempi
[...].


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