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Tabarelli: “Anche nell’energia l’Italia ha un disperato bisogno di fare sistema” Stampa E-mail










di DAVIDE CANEVARI
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Riecco la SEN! Pensando alle sorti delle precedenti esperienze italiche - SEN o PEN che fosse - si fa un po’ fatica a considerare seriamente la questione. Ma sarebbe un errore, per lo meno nella lettura di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.















“L’Italia ha un disperato bisogno su tutti i fronti di fare sistema, di essere una nazione un po’ più unita, in grado di avere obiettivi comuni, di attenuare la litigiosità che pervade tutto, dal governo del nostro Paese fino agli impianti industriali sul territorio. Parlare di strategia energetica nazionale è dunque una cosa molto seria”.
“Strategia - prosegue Tabarelli - implica sistema, visione di lungo termine, capacità di prendere decisioni per indirizzare le strutture. E noi tutto questo non ce l’abbiamo. Ciò premesso, il lavoro che aveva fatto il governo Monti nel 2013 con l’approvazione della SEN è stato ottimo; e quello che sta facendo l’attuale governo è positivo, al di là del contenuto specifico del documento”.


Ha mai sentito nostalgia di un ministero dell’Energia? E un tale ministro, in Italia, avrebbe la credibilità e l’autorevolezza operativa per agire concretamente?
Il trasferimento nel 2001 di molti poteri alle regioni, con la modifica del Titolo V della Costituzione, fu fatto anche perché l’amministrazione centrale era incapace di gestire il problema energetico. Non per colpa dei funzionari, ma perché mancava sempre quella capacità politica di identificare un obiettivo comune per il Paese. Basti pensare all’enfasi che si dava allora, a 10 anni dall’approvazione della legge 10/91, ai Piani Energetici Regionali. Documenti inutili, irrealistici e spesso dannosi.
Certo che ci vorrebbe un ministro dell’Energia. Ma forse basterebbe che le direzioni all’interno del MISE diventassero più autorevoli; e questo è possibile solo con uno spessore politico alle spalle. E così torniamo al problema iniziale...


Davvero dobbiamo ritenere una iattura le risorse fossili presenti sul nostro territorio, poche o molte che siano?
Che esista una questione di questo tipo è indicativo della povertà culturale in cui siamo piombati. Gas e petrolio contano ancora per il 60 per cento dei nostri consumi energetici e li importiamo per il 90 per cento, con un trasferimento all’estero di risorse per 15 miliardi di euro l’anno. Potremmo tranquillamente raddoppiare la produzione, ma ciò non ci è possibile, anche per l’ostilità di quelle regioni a cui è stato dato potere in materia.
Siamo un Paese che ha ancora tante risorse da sfruttare; siamo un Paese che è ripartito dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale grazie al metano della Pianura Padana. Dimenticarsi di queste cose semplici è un insulto a tutta la gente che ha lavorato in passato su questo sistema.
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© nuovaenergia | RIPRODUZIONE RISERVATA

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