È confortante l’andamento della produttività dell’energia Stampa E-mail










di CARLO ANDREA BOLLINO
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Vogliamo dare uno sguardo agli ultimi sviluppi della produttività dei fattori nell’industria italiana? Prendiamo capitale, lavoro e, ovviamente, energia. I dati Istat ci dicono che la produzione a prezzi base è passata da 3.380 miliardi di euro nel 2007 a 2.960 nel 2015, un meno 12 per cento da attribuire alla pesante crisi che stiamo cercando di lasciarci alle spalle.



Il crollo della manifattura è stato anche più profondo. Nel 2013 era andato perso il 20 per cento della produzione, contro un massimo del 14 per cento per l’aggregato nazionale. Quindi se, prima della crisi, su 100 euro di beni e servizi prodotti in Italia, 31 provenivano da questo settore, oggi la quota è scesa a 29.
A voler trovare un senso ai numeri sull’impiego dei fattori, la sintesi è molto semplice: l’industria produce meno che in passato, con meno capitale, generando meno occupazione e con meno energia. È proprio così, siamo ancora in fase di disinvestimento.
L’ultimo dato disponibile, valido per il 2015, conferma la tendenza alla riduzione dello stock di capitale, che dura dal 2009 per la manifattura (dal 2013 per l’economia nel suo complesso). In ripresa invece l’occupazione, ma solo a livello aggregato, perché la perdita di occupati nel settore manifatturiero non pare arrestarsi.
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