IL GIORNALIERO | Senza innovazione non c’è futuro per le nostre utility Stampa E-mail

.28 FEBBRAIO 2017. - A margine dell’evento TopUtility 2017, che si è svolto a Milano lo scorso 22 febbraio, il ruolo dell’innovazione come plus irrinunciabile per un’azienda di servizio pubblico è stato al centro di una stimolante tavola rotonda. Nuova Energia ha colto, in particolare, alcuni spunti...

“Abbiamo un enorme
bisogno di investimenti”
“Soprattutto nel settore idrico - ha esordito Giovanni Valotti (presidente Utilitalia) - il fabbisogno di investimenti è enorme. Basti dire che 13 delle 100 aziende più robuste in Italia non hanno ancora un depuratore! E poi, ci sono le reti a bassa e media tensione in ambito urbano, il teleriscaldamento, la banda larga e ultralarga, le città smart, l’illuminazione pubblica, l’efficientamento del sistema di generazione, la mobilità elettrica (che ad oggi vede ancora un ritorno solo di medio e lungo periodo)”.
“Per sostenere questo sforzo ci vuole un tessuto imprenditoriale sano, una redditività minima e una certa dimensione: migliaia di piccoli operatori (magari con un ambito territoriale limitato a un piccolo Comune) rischiano di restare al di fuori da questo intreccio. Poi, servono la certezza e la stabilità del quadro regolatorio”.

“Il territorio è un patrimonio
non delocalizzabile”
“L’unica strada percorribile - ha aggiunto Stefano Besseghini, presidente e AD di RSE - è quella di identificare i best player come punto di aggregazione e di intercettazione delle esigenze dei più piccoli, che altrimenti rischiano di essere spiazzati. Quanto alle utility, vale la pena sottolineare proprio il tema del territorio, forse l’unico patrimonio non delocalizzabile. Per questo motivo un profondo collegamento con chi vive sul territorio (le utility) è fondamentale per chi fa ricerca”.

“Siamo la palestra ideale per
sperimentare nuove tecnologie”
“Stiamo vivendo una chiara fase di transizione tecnologica; stiamo andando verso un mondo - ha aggiunto Simone Mori, presidente Assoelettrica - che consumerà più energia elettrica e gas; è un fenomeno fisiologico che tutti gli scenari prevedono. Accompagnare questo percorso, anziché inseguirlo in modo pasticciato, è fondamentale”.
“Detto questo, occorre riconoscere che il nostro sistema elettrico è enormemente più avanzato rispetto ai migliori Paesi europei. Siamo dunque il mondo ideale per gestire il cambiamento in atto, per diventare una palestra dove sperimentare le novità tecnologiche”.

“Stabilità e certezza?
Sono solo il minimo sindacale”
“Come regolatori non facciamo strategie; il nostro mestiere è quello di produrre strumenti, di realizzare la cassetta degli attrezzi - ha concluso Guido Bortoni, presidente AEEGSI. Se nel Paese manca la componente della strumentazione, dei mezzi, rimaniamo fermi al palo”.
“Il mito della stabilità e certezza regolatoria per fare prosperare gli investimenti è un po’ come il minimo sindacale. Deve essere l’humus, ma è comunque il minimo. Il regolatore deve anche darsi una funzione propulsiva; con le regole deve spingere verso l’innovazione. Una volta bastava parlare a un solo soggetto, e gli investimenti erano essenzialmente rafforzativi e manutentivi. Oggi le regole devono spingere una pluralità di soggetti e gli investimenti buoni sono quelli additivi che fanno cambiare i paradigmi del sistema”.

LEGGI LE ALTRE NOTIZIE

 
© 2005 – 2017 www.nuova-energia.com