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Generazione: l’Europa fa i conti con la capacità in eccesso Stampa E-mail
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di Carlo Andrea Bollino







Il tema dell’abbondanza di capacità è tornato all’attenzione di tutti con la questione delle manutenzioni delle centrali nucleari francesi e il loro effetto sul mercato elettrico italiano. Nel 2014 Terna stimava l’overcapacity italiana in 25 GW. Nell’anno precedente la produzione lorda sfiorava i 290 TWh e la potenza efficiente lorda era giunta al suo massimo storico, 129 GW. Oggi (dati 2015) siamo a 283 TWh e 120 GW.



Intanto, la media annuale della potenza massima richiesta si è assestata poco sopra i 50 GW. La curva elaborata dall’AIEE per evidenziarne il trend, pur se in risalita fino a tutto agosto dello scorso anno, si mantiene sotto i livelli del 2011.
Tutto ciò, nonostante il picco storico raggiunto nel caldo luglio 2015, quando la potenza richiesta ha raggiunto quota 59 GW. Il mercato sta rispondendo disinvestendo. La curva della potenza termoelettrica (comprese bioenergie e geotermia) è in calo da tre anni dopo aver raggiunto il picco di 80 GW nel 2012. La curva aggregata, invece, ha iniziato a piegarsi nel 2014, grazie all’apporto di potenza fotovoltaica aggiuntiva, che nel 2013 ancora valeva 2 GW.

Si sa che le FER elettriche hanno recentemente inondato il settore, spingendo gli incrementi annuali di potenza ad un record assoluto nel 2011 (12 GW). In seguito, sono stati registrati da Terna 5 GW totali nel 2012, 500 MW nel 2013 e infine il rosso del 2014 e 2015, pari rispettivamente a 3 e 5,5 GW.
Una volta spenta la verve rinnovabile, dunque, il parco di generazione mira chiaramente a ridimensionarsi, riallineandosi ai fabbisogni del Paese, peraltro previsti di nuovo in calo nel 2016.
Dando uno sguardo all’estero, in particolare ai maggiori Paesi dell’UE come Francia, Germania e Spagna, le produzioni nazionali di energia elettrica si sono tutte fermate dopo il 2008; ma nel 2014 il valore della flessione era dell’ordine del 3-4 per cento per i primi due Paesi, mentre per la Spagna era del 12, quasi quanto l’Italia (13 per cento). Nello stesso arco di tempo la Germania ha compiuto i progressi maggiori in termini di potenza: più 27 per cento. Francia e Spagna si sono limitati ad un più 7. L’Italia si piazza in mezzo, con un valore pari a più 15 per cento. [...]


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