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Colarullo: "Ora all’acqua serve un coach" Stampa E-mail
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di Davide Canevari

Per il settore acqua in Italia il referendum del 2011 è stato considerato come un punto di svolta. Ma cosa è davvero cambiato in questi cinque anni? Nuova Energia lo ha chiesto a Giordano Colarullo, nuovo direttore generale di Utilitalia.


“Molto è cambiato, quasi tutto direi. Il referendum è stato un punto di svolta perché ha portato all’attenzione del Paese un tema importante. L’acqua è sempre stata considerata un bene acquisito, inesauribile, disponibile ovunque e gratuito.
Nel bene e nel male, con opinioni diverse e con approcci più o meno ideologici, ci si è trovati comunque costretti a discutere di quanto costa fornire il servizio idrico, dove comincia il diritto e dove il dovere di ciascuno di noi, chi deve regolare la disponibilità della risorsa e le tariffe per il suo utilizzo, come vada tutelata l’acqua e con quali risorse finanziarie”.

Dove ci hanno portato queste considerazioni?
**
Oggi, anche grazie ai successivi passaggi, alla cornice legislativa organica formata dalla Legge Madia e da due decreti ad essa collegati e soprattutto all’azione di questi anni dell’AEEGSI, abbiamo almeno un quadro comprensibile, qualche paletto certo sul quale innescare ragionamenti e confronti.


A questo punto, in quale direzione si potrebbe - o si dovrebbe auspicabilmente - muovere il comparto in un futuro di breve e medio termine?
**Parlare di breve e medio termine sembra paradossale in un Paese che ha impiegato tanto tempo a dare attuazione alla Legge Galli, che già nel 1994 aveva tracciato alcuni dei passaggi basilari. C’è da dire però che con l’attribuzione all’Autorità dell’energia delle competenze in materia di settore idrico, si è inserito un tassello fondamentale - quello della regolazione indipendente - che mancava anche alla Legge Galli. Fino a poco tempo fa un operatore finanziario internazionale che avesse voluto investire nell’idrico in Italia, non avrebbe saputo come muoversi: obbligo di negoziare con entità locali diverse, quadro normativo instabile, sistema tariffario non definito e a macchia di leopardo.
Troppe variabili politico-regolatorie che rendevano rischiosa la situazione. Lo scenario oggi, con il lavoro dell’autorità di regolazione, con un sistema tariffario disponibile e la riorganizzazione industriale realizzata da molti gestori, è decisamente più favorevole. Un cambiamento auspicabile dovrebbe ora riguardare alcuni meccanismi di regolazione.


In particolare?
** È naturale che la prima fase, con un mercato immaturo, veda la prevalenza della funzione di controllo e di repressione delle pratiche scorrette, ma arriva il momento anche di incentivare lo sviluppo, di premiare le imprese che svolgono bene il proprio lavoro. Un’Autorità che alla funzione di arbitro affianchi anche un ruolo di coach nella crescita di un intero settore.[...]

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