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testi di Michele Governatori
disegni di Paolo Ghelfi





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Non firmano, non c’è niente da fare. Il momento della firma del contratto per la fornitura domestica d’energia è sempre quello in cui i clienti si tirano indietro. Dicono che ci devono pensare, che vogliono sentire prima la moglie, il marito, il gatto.


Su internet neanche a parlarne: non ci vanno.
Cioè, sì, ci vanno, ma per comprare i voli economici, le magliette, per vedere se piove, per vedere i pornazzi, ma col cavolo che cliccano su “sottoscrivi” su un contratto energia su internet.

Poi se li stressi al telefono dicono che li stressi e chiamano il garante della privacy (che per fortuna per motivi di privacy non potrà tenere memoria della chiamata né darne seguito). Se non li stressi dicono che ci pensano e invece cambiano numero e non li senti più.

Se ti metti in mano a un’agenzia scopri che l’agenzia manda picchiatori col piede di porco che entrano in casa e ignorando gli ori della nonna li obbligano a firmare, ma poi l’Autorità per l’energia inizia a farti stalking con lettere che dopo 30 pagine di “considerata” ti dicono che sei stronzo. Insomma, le aziende di vendita energia non sanno più cosa fare.
E allora? Ecco la soluzione!

Un pratico device in formato zainetto ergonomico in biorattan atossico che si ricarica da solo digerendo il benzene sputato in aria dai motorini truccati (per le zone agricole c’è la versione alimentata a miasmi da concime).
Senza dare l’impressione di costringere il cliente, ma anzi diffondendo una rassicurante ballad soul, lo guida con sicurezza nella firma del contratto giusto per lui, migliorando inoltre fino al 22 per cento la sinuosità della grafia rispetto alla versione con piede di porco.


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