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Qualcosa si muove ma il tempo stringe Stampa E-mail

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di Roberto Napoli





Non è facile disincagliare il barcone della ricerca (ed in particolare della ricerca energetica), dopo che è rimasto incagliato per tanti anni sul fondale di un porto poco frequentato. Occorrerebbero idee chiare su dove puntare la prua e contare su operatori esperti.Al timone ci sono oggi il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, e il ministro dell’Istruzione, università e ricerca Stefania Giannini.



Oggettivamente qualcosa si muove, ma anche quando la rotta punta nella direzione giusta, la catena di trasmissione fra la decisione politica e l’attuazione pratica è desolatamente vecchia e arrugginita, con il rischio di rimanere fermi.
Manca il senso dell’urgenza della ricerca. Alle volte si ha l’impressione di assistere ad una recita: l’aria si riempie di paroloni che inneggiano all’importanza della ricerca, ma il terreno rimane desolatamente privo di tutto ciò che è necessario per fare germogliare i frutti.

Le declamazioni sull’importanza della ricerca e dell’innovazione sembrano una sorta di rito obbligato politicamente corretto per una platea nella quale nessuno si aspetta risultati concreti, per cui ha scarso senso muoversi rapidamente e impegnare a fondo energie.
Ci si accontenta di tirare alla meno peggio, facendo in modo che i sopravvissuti della ricerca tirino a campare, titillandoli ogni tanto con qualche operazione pirotecnica per guadagnarsi qualche titolone sui giornali.
In questo scenario, esempi eclatanti sono la babele degli EPR (Enti Pubblici di Ricerca, 21 in tutto, di cui 14 vigilati dal MIUR) e i finanziamenti della cosiddetta Ricerca di Sistema RdS. Per la RdS ci sono i soldi (prelevati dalle bollette degli utenti). [...]

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