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a cura di Giorgio Stilus






L’autunno - salvo direttive diverseda parte del climate change - è una delle stagioni più variabile e imprevedibile. Meglio affrontarla muniti di un buon barometro. Di più, un Eurobarometro! A dire il vero, questo strumento - che periodicamente sonda i pareri dei cittadini comunitari - si occupa di altri climi: quello sociale, politico, economico...


Raccoglie cioè speranze e timori, sintetizza che cosa ci aspettiamo davvero da Bruxelles e dove, invece, abbiamo l’impressione che l’UE stia solo perdendo tempo e gettando risorse. E siccome questo “EB” vanta ormai una storia più che quarantennale, non poteva mancare di pizzicare le corde di Stilus.
Ecco, dunque, qualche fotogramma sull’Europa vista dagli europei nell’autunno 2016 versus autunno 1996. Il confronto non può avere un vero rigore statistico, se non altro per la grande differenza del campione interpellato. Allora l’Europa Unita contava 15 Stati (tra i quali c’era ancora l’UK) e aveva una gran voglia di allargarsi. Oggi si firma ancora come UE28, ma se la Brexit non è stato uno scherzo è già tornata a quota 27. Ed evitare di perdere pezzi sembra essere un problema più pressante rispetto all’aggiunta di nuove pedine. Tuttavia, il confronto fornisce ugualmente numerosi spunti e curiosità, in particolare proprio sul tema energy in senso lato.

A common energy policy
. Ebbene sì, se c’è un tema che oggi mette un po’ d’accordo tutti, dalla Scandinavia al Mediterraneo, è proprio quello di una politica comune europea tra gli Stati membri. Il 70 per cento dei cittadini interpellati, in questo scorcio di 2016, è a favore di questa svolta rispetto al 20 per cento di scettici e al 10 per cento di don’t know. Il valore risulta inalterato rispetto alla precedente rilevazione di settembre 2015. Germania al top con l’84 per cento di favorevoli, seguita dal Belgio (81). Italia in coda con un misero 63 per cento di sostenitori, UK ancora più scettica (54 per cento).
Sotto la bandiera blu trapuntata di stelle siamo anche fermamente convinti che Bruxelles dovrebbe darsi una mossa per accrescere e migliorare il suo ruolo di paladino dell’ambiente, a difesa della biodiversità, della salute e del contrasto ai cambiamenti climatici.
Il 67 per cento dei cittadini comunitari auspica che si faccia di più sul fronte dell’environmental protection rispetto a quanto fatto fino ad oggi. Meno di un terzo (21 per cento) il campione relativo ai soddisfatti, che ritengono validi gli sforzi messi in atto e pensano sia sufficiente proseguire così.
Curiosamente solo sei europei ogni 100 preferiscono non esprimersi o dichiarano di non conoscere la materia. È straordinariamente incoraggiante rilevare come siamo tutti diventati esperti di diritto ambientale europeo. D’altra parte questa non è l’unica stranezza. Il barometro comunitario sembra segnare una fase di altissima pressione, insensibile al fatto che là fuori piove a catinelle...
In altre pieghe della rilevazione statistica si legge, infatti, che per gli europei l’ambiente in realtà conta quanto un due di picche quando la briscola è cuori. Nella hit parade delle priorità sulle quali l’Europa dovrebbe porre attenzione clima, ambiente ed energia si guadagnano un poco onorevole tredicesimo posto. Invero, l’ultimo.[...]


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