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La strana estate del petrolio Stampa E-mail

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di Vittorio D’Ermo






L’estate del 2016 è stata molto ricca di avvenimenti sul piano politico ed economico, ma con un impatto molto scarso sul mercato petrolifero. In Europa, il risultato a sorpresa del referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha dominato la scena con la sua carica di incertezza, solo in parte attenuata dalla nomina del nuovo governo inglese, che ha cominciato a muovere i primi passi del processo di separazione dall’Europa.


Tempi e conseguenze rimangono ancora da definire e, anche se non si può escludere un esito finale non del tutto negativo, ci vorrà ancora molto tempo per avere una chiara visione del nuovo quadro europeo.
Il Fondo Monetario Internazionale ha effettuato una prima valutazione dell’impatto macroeconomico di questo evento che provocherà, almeno nel breve termine, una riduzione della crescita che sarà più accentuata nella zona europea.

Dopo la Brexit, sulla scena politica internazionale si è poi affacciato un evento dalle conseguenze molto profonde e capaci di alterare gli equilibri dell’area euro asiatica, considerata da molti dei padri fondatori della geopolitica come una delle più importanti per gli equilibri mondiali.

Il fallito colpo di Stato militare in Turchia ha innescato una reazione così forte da parte del governo in carica che ha spinto molti osservatori a parlare di un secondo colpo di Stato e comunque di una modifica in senso autoritario del governo Erdogan. Le misure di emergenza adottate hanno portato a un deterioramento dei rapporti con gli USA e l’Europa, preoccupate per il restringimento degli spazi di democrazia, aggiungendo nuove incertezze sul piano geopolitico.
Dopo il colpo di Stato, le ambizioni della Turchia di coprire un ruolo più ampio di quello svolto nel recente passato di fedele alleato della Nato e di bastione del fianco Sud-Est di questa organizzazione, si sono fatte ancora più evidenti sino a delineare una linea di collaborazione politica sempre più intensa con la Russia. Questo orientamento, assolutamente inedito anche dal punto di vista storico, rischia di sconvolgere le strategie di diversificazione energetica dell’Unione Europea dall’eccessiva dipendenza dalla Russia, soprattutto in materia di gas naturale.[...]


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