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Il gas torna protagonista delle politiche geoenergetiche Stampa E-mail

Torna al sommario di Davide Urso




L’Italia è il secondo mercato più grande per Gazprom, dopo la Germania e prima della Turchia. Il primo semestre 2016 ha visto un aumento del 5,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, anno in cui l’Italia ha importato dal colosso russo 24,4 bcm (più 12,6 per cento sul 2014), pari al secondo miglior risultato di sempre.


Tale trend russofono è in linea con quanto già teorizzato nel 2015, proprio su questa rivista, a causa di un numero di variabili geoenergetiche ben chiare nel breve periodo: vulnerabilità geopolitiche nel Nord Africa, prezzi bassi del gas, politiche ambientali orientate a ridurre il consumo di carbone e petrolio, spinta in favore delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, squilibrio dei player sul mercato spot, potenziale arrivo robusto e competitivo del GNL, che ha reso “inutili” molti investimenti in infrastrutture a terra. E altre ancora.

Nella UE, come in Italia, gli interessi nazionali legati a doppia mandata a tali variabili hanno prevalso sulla linea comunitaria di diversificazione a tutti i costi delle rotte.
Nel solo primo semestre 2016, le esportazioni di Gazprom in Europa sono salite del 15 per cento (pari ad una crescita di 10,2 bcm), con gli incrementi maggiori in UK (più 80 per cento), Francia (più 35), Polonia (più 32,3) e Germania (più 9). È risultato chiaro che per i Paesi europei dipendenti dalle forniture estere, tale periodo di prezzi bassi del gas ha reso sinonimi il concetto di sicurezza energetica e di maggiore competitività per i cittadini, le industrie e le casse statali.
Nel già citato articolo del 2015, l’Italia avrebbe dovuto puntare su un doppio fronte: realizzazione del gasdotto TAP, connesso alla rotta del South Stream (o comunque ad un gasdotto Sud-Nord di maggiori dimensioni), e forti investimenti per la costruzione di rigassifi catori.
Tale strategia industriale – che oggi sembra tornata in auge! – è ancora valida, ma occorre fare in fretta, perché gli spazi di manovra nel medio periodo saranno scarsi.[...]

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