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Nella ricerca italiana il 3 (e l’80) non sono i numeri perfetti Stampa E-mail

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di Roberto Napoli





La politica italiana è avviata a sperimentare gioie e dolori del tripolarismo. Il sistema della ricerca italiana vive da molto più tempo le difficoltà di un’articolazione tripolare in poli che spesso e volentieri si ignorano a vicenda...



... mentre dovrebbero collaborare e dialogare per realizzare l’auspicato sistema circolare della ricerca. I tre poli di ricerca sono costituiti dalle Università, dagli enti di ricerca (CNR, ENEA, IIT, eccetera) e dai privati.
Anziché avere un sistema caratterizzato da forti integrazioni, con scambi di ricercatori da un polo all’altro, all’insegna dell’entusiasmo per obiettivi da raggiungere, abbiamo un sistema denso di frustrazioni e di monadi arroccate su se stesse, con eterni transitori, figli di una cronica incapacità di sviluppare azioni di programma che dalla carta si trasformino in azioni concrete e stabili per una ragionevole durata di tempo.

Se uno si distacca un attimo dalle continue straordinarietà di programmi immaginifici e cerca di guardare le cose in prospettiva, viene colto dalla sensazione che l’intero sistema della formazione e della ricerca (universitaria e non) sia come una barca sgangherata, con buchi sul fondo che si manifestano in continuazione e con ufficiali al comando che si spostano sulle tolde per ordinare la chiusura delle falle con tappi di sughero, sperando di raggiungere acque meno agitate, dove un moto delle onde più tranquillo riduca le probabilità di naufragio.

Abbiamo adesso un PNR (Piano Nazionale della Ricerca), giudicato immediatamente eseguibile dagli estensori (viva l’ottimismo!). [...]

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