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a cura di Giorgio Stilus






Il 1° luglio 1996 il Sole 24 Ore pubblica un inserto di 16 pagine nella collana Rapporti Ambiente. Erano tempi in cui l’advertising faceva ancora il pienone anche sulla carta stampata e si potevano quindi realizzare ambiziose iniziative editoriali, oggi impensabili.


Ma questo è solo un futile amarcord.
Ciò che interessa è sfogliare il fascicolo, che fornisce uno spaccato significativo dei temi emergenti o già dominanti nell’universo energetico-ambientale di 20 anni fa, oltre la cronaca del giorno per giorno. L’articolo di apertura è dedicato allo sviluppo sostenibile.
Gli impegni già dimenticati dell’Agenda 21. Da qualche anno parlare di ambiente significa parlare di sviluppo sostenibile, cioè del legame tra risorse naturali, sviluppo umano, crescita economica e demografica. Oggi che – curiosa coincidenza numerica - il 21 è associato all’ultima COP parigina, siamo ancora qui a disquisire di sviluppo sostenibile; ed è passato quasi un quarto di secolo!
E che dire, allora, del servizio che chiude l’allegato e che elegge lo sviluppo compatibile a sfida del terzo millennio.
Nulla di diverso dal concetto di economia circolare che Bruxelles ha identificato come la nuova rotta della UE a 28menouno Paesi; nulla di diverso da ciò che può dettare il semplice buonsenso.
Ecco come si smantella l’atomo! L’Italia è l’unico Paese che ha avviato un piano globale di decommissioning
, assicura con uno spregiudicato orgoglio patriottico un altro articolo. Riposto il turibolo e disperso il profumo di incenso, a vent’anni di distanza ancora siamo qui a scrutare con sguardo interrogativo e un po’ imbarazzato la cartina geografica per provare a capire dove si potrebbe identificare un eventuale sito di stoccaggio delle scorie. Magari da realizzare entro il 2036...

Fa parte dello stesso immenso archivio di buone intenzioni in buona parte disattese anche la vision sull’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti. Risorsa da sfruttare. Ormai al tramonto l’era dell’incenerimento fine a se stesso, emerge la logica dello smaltimento come mezzo per produrre elettricità. Discariche, allarme abusivismo; resta elevato il divario tra domanda reale e capacità di trattamento. Il ricorso allo stoccaggio clandestino in espansione soprattutto per i tossici nocivi.
Stupisce davvero che oggi qualcuno si sorprenda della terra dei fuochi o del fatto che Matteo Renzi abbia inserito nello Sblocca Italia dello scorso anno un (ennesimo) piano termovalorizzatori.
E non è finita. Il clima che muta è il vero problema. Ecco un altro articolo che merita senza alcun indugio una bella citazione, nello stesso istante in cui nella nostra redazione – anche questa, volendo, è una curiosa coincidenza – risuonano le note di Time dei Pink Floyd, che di anni ne ha 42.

Le preoccupazioni sorgono in coloro che ritengono che le emissioni antropogeniche di gas serra abbiano raggiunto un livello tale da accelerare l’effetto di riscaldamento globale. (…) La fonte maggiore di danni economici e dunque di preoccupazioni nei prossimi anni dovrebbe venire più che dal riscaldamento medio globale dall’aumento dei cambiamenti climatici. (…) Il nostro Paese ha adottato nel 1994 un piano per la stabilizzazione della CO2. Ma non si deve dimenticare il secondo tipo di politiche, che hanno una dimensione preventiva e adattiva.

Straordinaria preveggenza o semplice inascoltato senso pratico? A costo di essere ripetitivi - spesso, non per sua scelta, Stilus è costretto ad esserlo - questo articolo potrebbe essere ripubblicato tal quale su un quotidiano in uscita in edicola domani.

Continuiamo a sfogliare... e arriviamo al capitolo acqua. Vuoi scommettere che anche in questo caso troveremo degli spunti modernissimi, sebbene lasciati sedimentare per ben 20 anni? Probabilmente ci piace vincere facile... e, infatti: OK all’acqua più cara, se di qualità. In gran parte d’Italia l’acqua si paga troppo poco, mediamente un terzo di quanto si paga negli altri Paesi europei, con un’incidenza della spesa media annua per utenza domestica sul reddito medio disponibile per un nucleo familiare pari a circa lo 0,8 per cento contro l’1,1 della UK e l’1 per cento della Germania.

Ampio spazio anche al tema della leva fiscale come strumento di riduzione delle emissioni. Alleanza tra ambiente e fisco; ma i tributi ecologici non devono aumentare la pressione complessiva. L’adozione delle ecotasse una tendenza irreversibile. In Italia non dà risultati il primo tributo ambientale. Fortuna che c’è la benzina, su cui si può picchiare duro e a colpo sicuro!
Consoliamoci con l’auto elettrica, unica proposta per la quale 20 anni non sembrano passati invano. Costanti i progressi tecnologici, ma il mercato tarda a decollare. È una eterna incompiuta. Dopo un’accelerazione della ricerca sotto la spinta emotiva dello shock energetico, la prospettiva del veicolo elettrico ha subito un pericoloso colpo di freno... Il servizio svela anche la proposta di Pininfarina di Eta Beta, prototipo con motore ibrido.
Non si hanno notizie di ulteriori evoluzioni. Toyota ringrazia.[...]


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