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Crescita urbana oltre il modello delle megacity Stampa E-mail

Torna al sommario di Ugo Farinelli




L’accordo raggiunto a Parigi nel dicembre 2015 sull’abbattimento delle emissioni climalteranti rappresenta un punto di arrivo dei discorsi sull’argomento. Tutti sono d’accordo su quello che dovrebbe essere il passo successivo: si è parlato abbastanza, mai come ora bisogna passare dalle parole ai fatti.


Se non si farà rapidamente questo passaggio, ammonisce la IEA, perderemo credibilità e non ci sarà il tempo necessario per recuperarla (cioè per evitare quel riscaldamento medio dell’atmosfera di 1,5-2 gradi indicato dai modellisti come quella soglia verso l’incognito che potrebbe avere conseguenze disastrose). L’edizione 2016 del rapporto Energy Technology Perspectives (nel seguito ETP-2016) della IEA (International Energy Agency) mostra però che ci sono già segnali positivi in questo senso che potrebbero indurre a qualche non ingiustificato ottimismo.


Per la prima volta compaiono esempi di azioni coordinate a livello locale e nazionale, portati avanti da attori pubblici e privati, il cui risultato è quello di un progressivo disaccoppiamento tra sviluppo economico e sostenibilità (o se vogliamo protezione dell’ambiente); l’economia (cioè il PIL) è cresciuta (sia pure meno del previsto) mentre le emissioni di gas serra sono diminuite (anche se di poco).
Inoltre, le dichiarazioni fatte dai rappresentanti dei vari Paesi firmatari dell’accordo sono relativamente ottimiste e concordano per la maggior parte sul fatto che se quello che stiamo facendo può essere sufficiente a raggiungere l’obiettivo di un riscaldamento globale medio di 6 gradi centigradi al 2050, non sarebbe uno sforzo eccessivo quello necessario a limitare l’incremento a 2 gradi, e non dovrebbe scontrarsi con la crescita economica né ostacolare il processo di urbanizzazione in corso.


E l’ultimo passetto, verso il limite auspicato di un grado e mezzo, appare oggi più vicino di quanto non fosse soltanto un anno fa. Infine, molti dei Paesi firmatari dell’accordo sul clima (comprese le economie emergenti) hanno sostanzialmente aumentato i finanziamenti nella ricerca e nello sviluppo dei sistemi energetici sostenibili.
Nel riconoscere questi risultati, pur limitati, e nel trarne delle conseguenze e delle ispirazioni per l’avvenire, la IEA compie un’operazione non banale, indicando esempi da seguire e priorità da tener presenti.[...]

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