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Quanto è difficile liberarsi dalla maggior tutela Stampa E-mail
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di Giuseppe Gatti






Si possono trattare oltre venti milioni di clienti elettrici, tra famiglie, liberi professionisti, commercianti, artigiani e piccole imprese, come fossero altrettanti capi di bestiame di una delle tante mandrie battute all’asta alla Longhorns Fair di Dodge City, Kansas, USA? O, ecco un’alternativa, trattarli come le anime dei villaggi della Russia zarista (ante 1861), proprietà dei boiardi, che potevano a loro piacimento venderle o, se volevano, puntarle come posta al tavolo da gioco?

Le due immagini sono meno bizzarre di quanto si possa immaginare e rappresentano plasticamente due delle alternative che si presentano nello sciogliere il nodo cruciale, sinora irrisolto, della transizione dal regime di tutela al libero mercato. Quante saranno queste utenze al 1° gennaio 2018, quando dovrebbe venir meno il sistema di tutela, ovviamente non è dato oggi sapere.

Al 2014, ultimo dato disponibile, erano 25.408.000, con un consumo di 58 TWh. Con il ritmo di passaggio al libero degli ultimi anni, al 2018 scenderebbero sotto i 22 milioni; un’adeguata campagna di informazione dovrebbe ridurne ulteriormente il numero, ma ritengo del tutto improbabile che si scenda significativamente sotto i 20 milioni. Perché sono pessimista al riguardo? Semplicemente per la convinzione (sarei felice fosse errata) che per la stragrande maggioranza dei clienti retail non è affatto chiara la distinzione tra mercato di maggior tutela e mercato libero e che la stessa stragrande maggioranza non sa che il suo vero fornitore non è il distributore locale da cui riceve la fattura, quindi Enel, A2A, Acea, Iren, eccetera, ma l’Acquirente Unico e pensa quindi di avere già un fornitore di mercato.[...]


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