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L’anno zero della cultura energetica Stampa E-mail

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di Vittorio D’Ermo






Il recente referendum sul prolungamento delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi fuori costa sino ad esaurimento dei giacimenti è stato un’occasione perduta per fare chiarezza sulla situazione energetica italiana e sul ruolo delle diverse fonti, oggi e in prospettiva. Già il punto di partenza è stato molto infelice.


Chiedere ai cittadini di pronunciarsi su una tematica specialistica, dove i termini di base sono sconosciuti alla maggioranza delle persone, costituisce un’operazione molto azzardata, in contrasto con il principio della chiarezza su cosa si deve decidere.
Il dibattito che si è acceso, invece di aiutare a spiegare i termini del problema, si è spostato immediatamente sul piano ideologico e propagandistico, a partire dalla terminologia. L’attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, che comprende operazioni molto complesse e sofisticate sul piano tecnico, è stata riassunta da un solo sostantivo, le trivelle, evocative di perforazioni indiscriminate con elevatissimi rischi per l’ambiente marino e terrestre.
Con questa prima semplificazione è stato posto in secondo piano o, ancora meglio, si è ignorato lo sviluppo del settore che, grazie ai progressi della information technology applicata alla geologia, ha consentito di trovare nuove risorse di idrocarburi nel mondo con altissime garanzie di sicurezza e rispetto per l’ambiente.

L’incidente del Golfo del Messico rappresenta un’eccezione, seppure tragica, ma non la regola che si confronta con livelli di produzione nel mondo pari ad oltre 95 milioni di barili/giorno. Poche persone accetterebbero di proibire i voli aerei perché di tanto in tanto si verificano degli incidenti.
Il secondo passo del processo di banalizzazione è stato quello di trascurare, volutamente, il confronto internazionale. La lista dei Paesi che estraggono petrolio da aree ad alto valore paesaggistico e ad alto rischio ambientale è molto lunga. Nel Nord Europa e, in particolare, nel Mare del Nord, sono molte le nazioni che producono petrolio e gas da oltre trent’anni in quantità ben superiori a quelle italiane senza che si siano verificati incidenti rilevanti.[...]


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