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Per guidare il clima...serve una Guida sugli effetti della CO2 Stampa E-mail

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Perché dopo l’accordo di Parigi è diventato imprescindibile stabilire un valore monetario di danno per la CO2 e gli altri gas serra? O, più precisamente, stabilire un quadro di riferimento convenzionale per la valutazione dei danni globali associati alle emissioni annue di CO2, da utilizzare nelle analisi costi-benefici delle politiche pubbliche e dei progetti di investimento?


E perché questo quadro di riferimento per i danni della CO2 deve essere uguale per tutti, indipendente dagli Stati e dai settori di emissione, e da non confondere con i costi di riduzione delle emissioni, necessariamente diversi a seconda del livello di ambizione e delle tecnologie?
Perché dopo Parigi siamo entrati in una nuova fase delle politiche climatiche. Dopo oltre vent’anni di negoziati internazionali in attuazione della Convenzione sul clima, l’ONU ha raggiunto un accordo finalmente globale, che coinvolge tutti gli Stati del Globo (sviluppati, in via di sviluppo, i meno sviluppati, quelli particolarmente vulnerabili agli effetti avversi dei cambiamenti climatici, ...) nel rispetto non solo dei diritti di tutti noi che viviamo oggi sulla Terra, ma anche nel rispetto dei non ancora nati.

E l’accordo, proprio in quanto globale, rilancia sugli obiettivi di mitigazione climatica riconoscendo che questo ridurrebbe significativamente i rischi e gli impatti rispetto a quelli attesi: non più la stabilizzazione della temperatura media a 2 °C (oltre il livello preindustriale), ma una stabilizzazione ben al di sotto dei 2 °C e moltiplicando gli sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C.[...]

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