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Università e ricerca, un ruolo sempre riconosciuto. A parole Stampa E-mail
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di Roberto Napoli
Politecnico di Torino, dipartimento Energia




Durante le feste natalizie di solito i cuori si dovrebbero aprire all’ottimismo e alla generosità. Purtroppo nelle Università non è così. Predomina un clima di sacrifi cio quaresimale e una sorta di stanchezza dopo i continui cambiamenti recepiti in peggio, unitamente alla constatazione che la nuova organizzazione pseudo-monarchica ha diminuito drasticamente ogni sensazione di coinvolgimento dei docenti.


Si vociferava di un pacchetto di riforme dal beneaugurante titolo di Buona Università. Evidentemente l’esperienza della Buona Scuola, con tutte le agitazioni che l’hanno contrassegnata, ha suggerito un approccio più felpato. Alcune modifiche vedranno la luce con la Legge di Stabilità, che prevede alcuni limitati interventi, certamente non adatti a raddrizzare una situazione alquanto traballante.
Non sapendo più a che santo votarsi, prosaicamente il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) si è rivolto al Parlamento Europeo, per lamentare che la mancanza di risorse pregiudica il raggiungimento degli obiettivi europei. Il CUN è un organo consultivo e propositivo previsto da un’apposita legge (del 2006) come ausilio al Ministro. In periodi in cui prevale la concezione di uomini soli al comando, il CUN sconta un avvilente difetto, essendo un’istituzione universitaria di rappresentanza secondo criteri ormai desueti (42 professori ordinari in rappresentanza delle 14 aree disciplinari del sapere scientifico universitario, 3 eletti dal personale tecnico amministrativo e 13 designati in rappresentanza di altre componenti del sistema universitario).

Secondo la legge, per i provvedimenti universitari il Ministro deve sentire il parere del CUN, che una volta era abbastanza ascoltato e in qualche modo generalmente vincolante. Oggi il CUN è relegato ad emettere pareri tanto più lamentosi ed ignorati con sussiegoso fastidio quanto più riguardano problemi corposi.
Non desta quindi sorpresa che, seguendo una tipica tradizione italiana, ad un certo punto si invochi l’intervento straniero. E così il CUN ha lanciato un SOS al Parlamento Europeo, segnalando che sic stantibus rebus la mancanza di risorse per l’università italiana pregiudica il raggiungimento degli obiettivi europei. [...]

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