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di Vittorio D’Ermo





A partire dagli Anni ‘50, ovvero da quando il petrolio ha assunto il ruolo di fonte leader sul mercato energetico mondiale, i problemi geopolitici, con particolare riferimento ai difficili equilibri del Medio Oriente, hanno acquisito un enorme rilievo per la determinazione dei prezzi del greggio e per la sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi mondiali..


Le crisi energetiche, che hanno visto contrapposti Paesi OPEC e Paesi occidentali, e successivamente le guerre contro l’Iraq, hanno avuto tra i fattori scatenanti la rottura di instabili equilibri politici e la ricerca di nuovi assetti di potere tra Stati musulmani e tra questi e l’Occidente. Basti pensare alla guerra per la liberazione del Kuwait invaso dall’Iraq e poi al lungo conflitto tra l’Iraq di Saddam Hussein - un dittatore sostanzialmente laico, a capo di uno Stato con diverse etnie e religioni, curdi, cristiani, sunniti e sciiti - e una grande potenza come l’Iran dove il clero sciita aveva scardinato l’assetto tradizionale del potere.

Questi contrasti, che si sono tradotti anche in minacce per la regolarità degli approvvigionamenti petroliferi mondiali, sono sempre accompagnati da forti aumenti dei prezzi del greggio.
La guerra tra l’Iraq e una coalizione guidata dagli Stati Uniti all’inizio degli Anni 2000 non è riuscita a portare stabilità e sviluppo. Al contrario, i contrasti tra le minoranze interne si sono fatti ancora più acuti, indebolendo il potere e la rappresentatività dei governi di questo Paese in posizione strategica e con enormi riserve di petrolio. Sullo sfondo della crisi dell’Iraq, ma in genere di tutti gli Stati del Medio Oriente e del Nord Africa, spesso creati dalla volontà delle grandi potenze dopo la Prima e la Seconda guerra mondiale, i movimenti estremisti e i gruppi terroristici da sempre presenti hanno aumentato progressivamente la loro attività. [...]


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