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Come rafforzare la resilienza agli impatti del clima Stampa E-mail

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di Paola Faggian | RSE - dipartimento Sviluppo sostenibile e fonti energetiche


I disastri naturali stanno aumentando in numero e intensità (International Bank for Reconstruction and Development - World Bank 2013) con forti impatti per l’economia, l’ambiente e la vita delle persone nelle diverse aree del Pianeta. Molti di questi eventi sono legati a cambiamenti climatici verosimilmente indotti da un riscaldamento termico globale inequivocabile osservato in quest’ultimo secolo (IPCC AR5, 2013).


In particolare, l’Europa risulta alquanto esposta ai cambiamenti del clima: con una temperatura superficiale maggiore di 1,3 °C rispetto all’era preindustriale, sta riscaldandosi più velocemente di altre parti del mondo (EEA 2012). Ancor più, il Bacino del Mediterraneo risulta vulnerabile per gli effetti combinati di stress antropogenico e risorse naturali.
Le diverse attività umane, che impiegano massicciamente i combustibili fossili in vari settori tra cui quello energetico, contribuiscono in modo significativo a questo fenomeno emettendo ogni anno in atmosfera giga-tonnellate di gas serra, con un tasso di crescita maggiore negli ultimi anni rispetto ai precedenti. Oggigiorno le concentrazioni di CO2 sono aumentate del 40 per cento rispetto all’epoca preindustriale e i gas climalteranti hanno superato il valore di 400 ppm (marzo 2015).
Ciò risulta dagli ultimi dati della NOAA, oltre che da misure effettuate da RSE nella stazione di monitoraggio a Plateau Rosa.
I modelli climatici mostrano infatti che la tendenza al riscaldamento registrata nel XX Secolo è ben riprodotta dalle simulazioni numeriche se si considera la forzante antropica, oltre a quella naturale, nel bilancio energetico del sistema terra-atmosfera
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