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Perché la primavera del GNL stenta ad arrivare Stampa E-mail
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di Vittorio D’Ermo




L’affermazione di una fonte di energia sul mercato è sempre stata caratterizzata, pur nella grande diversità delle situazioni locali, dalla concomitante presenza di tre fattori: la sua disponibilità, in quantità adeguate e a costi concorrenziali, l’esistenza di tecnologie capaci di trasformarla in servizi utili (calore, trasporto, elettricità, usi chimici) per l’utente finale, un contesto legale e fiscale favorevole alla sua diffusione.
Nel caso del gas naturale, che con il passare degli anni ha assunto un ruolo di primo piano nel soddisfacimento del fabbisogno energetico mondiale, la presenza contemporanea di questi fattori si è andata gradualmente sviluppando, dando luogo a tre distinti cicli di crescita.



Dapprima, la penetrazione come combustibile di riferimento per l’industria, grazie alle sue elevate caratteristiche, poi la diffusione nel settore degli usi civili e infine l’utilizzo sempre più ampio nella produzione termoelettrica grazie alla elevata efficienza dei cicli combinati e al basso impatto ambientale.
Da alcuni anni a questo scenario di successo si è aggiunta una nuova prospettiva: quella dell’utilizzo diretto del gas in forma liquida (GNL). La costruzione di nuovi impianti di liquefazione nel mondo ha portato, infatti, ad un aumento della disponibilità di gas liquido con la prospettiva dell’apertura di un grande mercato.
Allo stesso tempo, la tecnologia ha aperto nuove frontiere di utilizzo a partire dal settore trasporti ma anche nei comparti tradizionali, nei casi di zone non servibili dai metanodotti. Il settore trasporti rimane comunque il più attraente in quanto ha sviluppato sino ad oggi una dipendenza dal petrolio che è arrivata a superare il 90 per cento [...].

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