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Veicoli a gas, la sfida tra “liquefatto” e “compresso” Stampa E-mail
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Drilling



Il problema dell’inquinamento causato dai veicoli in circolazione sulle strade delle principali città e sulle principali vie di comunicazione non sembra aver trovato ancora soluzioni di rilievo, universalmente condivise e quindi perseguite in modo omogeneo in tutto il mondo.
Si continua a discutere e ad esaminare quelle proposte o quei progetti che in prospettiva appaiono i più promettenti. Finora si è lavorato su due direttrici diverse: le tecnologie dei motori e dei sistemi di emissione dei gas di scarico e la qualità dei combustibili utilizzati.
Sullo sviluppo di motori di nuova generazione si è fatto molto e i risultati sono abbastanza evidenti: minori consumi, minori emissioni, maggiore efficienza, soprattutto nei motori che utilizzano il ciclo Diesel.
Per i combustibili il discorso è un po’ più complesso. Dagli inizi degli Anni ‘90 è partito un processo di progressivo miglioramento della qualità dei combustibili per autotrazione. Dapprima sono stati diminuiti e poi eliminati una serie di componenti inquinanti (zolfo) o additivi (piombo), mescolati nei combustibili per aumentare la potenza dei motori e successivamente, a partire dall’approvazione del Clean Air Act da parte del Congresso americano, si è giunti ad una ridefinizione della composizione molecolare dei combustibili stessi.
Quella che oggi continuiamo a chiamare benzina non ha quasi più nulla in comune con l’omologo prodotto venduto fino agli Anni ‘80. Proprio questa evoluzione della qualità dei combustibili ha contribuito a determinare la crisi dell’industria di raffinazione europea, che non ha effettuato gli investimenti necessari per garantire questi nuovi prodotti, determinando una riduzione della capacità effettivamente utilizzabile.
Visti i costi enormi che l’industria avrebbe dovuto sostenere per innovare gli impianti di raffinazione, si è iniziato ad esaminare le varie possibili alternative all’uso dei combustibili tradizionali, dal GPL al metano, fino alla lontana prospettiva dell’idrogeno.



Ognuna di queste alternative deve fare i conti con alcuni fattori essenziali: la disponibilità (più o meno facile) di fonti di approvvigionamento, i costi e la rete di distribuzione. Mentre sappiamo bene che per fare il pieno di benzina o di gasolio non ci sono problemi logistici di sorta in tutti i Paesi consumatori, per i combustibili alternativi l’esistenza di punti di rifornimento non è sempre economica e garantita.
In quest’ambito, il combustibile che finora è apparso come la soluzione più fattibile è stato il gas naturale (metano), per la grande disponibilità della materia prima, il suo costo, e il basso livello di inquinamento derivante dal suo uso. Su questa opportunità si è di recente concentrata l’attenzione di molti osservatori, analisti e imprenditori, ma non si è ancora giunti a individuare una soluzione per i consumi di massa. Esiste infatti un problema finora difficilmente risolvibile [...].

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