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Ferrari: “L’innovazione? Prendere o lasciare... il mercato” Stampa E-mail
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di Davide Canevari

INCONTRO CON IL RESPONSABILE DELLA DIVISIONE POWER SYSTEMS DI ABB

G.B. Ferrari
Correva l’anno 2010. Parlando di efficienza energetica sulle colonne di Nuova Energia G.B. Ferrari aveva evidenziato un quadro di riferimento complesso: un mix di grandi opportunità ma anche di pressanti criticità, soprattutto per la mancanza di un approccio strutturato.
A cinque anni di distanza, qualcosa sembra essere cambiato. I riflettori sono puntati sul tema energy efficiency come mai in passato; e anche la sensibilità da parte delle aziende e degli utenti sembra essere notevolmente cresciuta. Riparte proprio da questo spunto l’incontro con il responsabile per l’Italia della divisione Power Systems di ABB
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Ingegner Ferrari, dunque è la volta buona! L’efficienza energetica è ora in grado di dispiegare tutte le sue opportunità?

**Difficile dirlo. Di sicuro l’efficienza energetica è entrata in una fase espansiva e soprattutto di maggiore consapevolezza da parte di tutti i cittadini. Sta un po’ vivendo le stesse esperienze delle smart city. Fino a qualche anno fa, se fermavi una persona per strada e le chiedevi: “Cosa è una smart city?”, nella maggior parte dei casi non sapeva cosa fosse. Lo stesso poteva succedere con molti colleghi, anche in ambito lavorativo.
Oggi c’è una maggiore e più capillare conoscenza del tema, o per lo meno una percezione del significato di smart city; c’è più voglia di essere coinvolti nei processi in atto. Ecco, penso che lo stesso discorso valga per l’efficienza energetica.


In che senso?
**Il concetto è molto più radicato di un tempo, così come lo sono le motivazioni ad agire. D’altra parte smartness ed efficienza sono due aspetti per molti versi coincidenti e sovrapposti: uno può essere l’ombrello dell’altro.
Ma c’è di più. Tutti noi ci stiamo rendendo conto che l’efficienza non è solo una questione etica (“occorre ridurre gli sprechi di risorse”) diffusa e percepibile, ma anche un’opportunità di business. Consente di sviluppare tecnologie e processi che possono poi avere ricadute positive sull’intero Sistema Paese; costringe ad essere più competitivi!


La transizione è dunque in atto, non è qualcosa di futuribile.
** Vero. I data center stanno diventando una delle fonti di consumo più consistente, le città stanno cambiando pelle e riscoprendo un nuovo rapporto tra il centro e le periferie. Altro tema in divenire, quello del rapporto tra produzione e consumi (non solo di energia) che va evolvendo nella direzione della generazione distribuita e delle micro-reti.
Vorrei segnalare un altro dato. Nel 2012 i consumi elettrici rappresentavano il 22 per cento dei consumi energetici finali della UE a 28 Paesi, con una incidenza delle fonti rinnovabili pari al 24 per cento in termini di produzione lorda. L’aspettativa è quella di arrivare al 50 per cento entro il 2030 grazie anche alla massiccia espansione delle pompe di calore e della mobilità elettrica. Con questi esempi ho voluto solo citare alcuni dei molti aspetti del cambiamento, che ruota attorno alla variabile efficienza. La stessa produzione di normative e documenti da parte della Commissione europea sul tema è in continua crescita; per non parlare dell’impegno profuso da Horizon 2020, proprio nei confronti della energy efficiency, con un budget di ben 44,5 miliardi di euro per il 2016 e di 42,85 per il 2017.


Molti tra gli addetti ai lavori sostengono che la tecnologia non rappresenta più una barriera allo sviluppo dell’efficienza: esistono già soluzioni all’avanguardia, con tempi di ritorno ridotti. La stessa leva degli incentivi non sarebbe così determinante, come lo è stata per il fotovoltaico. Cosa ne pensa al riguardo?
**La questione è complessa e partirei quindi dal primo aspetto. Effettivamente già oggi esistono varie soluzioni tecnologiche; ma siamo ancora ben lontani dal punto di arrivo. Abbiamo la tecnologia per affrontare il cambiamento in atto, ma anche la certezza che tra 10 o 15 anni lo scenario sarà profondamente diverso da oggi, per cui serviranno nuove soluzioni e nuove tecnologie. Ad esempio, penso di poter dire con certezza che nel 2030 le batterie e le auto elettriche saranno profondamente diverse da come le concepiamo oggi. Mentre la produzione 3D Printing, che sta cominciando a muovere i primi passi, avrà raggiunto applicazioni e livelli di diffusione ad oggi difficili da concepire.

             
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Maybe this is really the time, this is it!
G.B. Ferrari, Area Manager for Italy of ABB’s Power Systems division, outlines a positive development scenario. “The concept (of energy efficiency) is much more deeply rooted than it was in the past, which also applies to our motivation to take action. But there’s more to it: we all start realizing that energy efficiency is not just a widespread, manifest moral issue - we need to curb wasting of resources - but it is also a business opportunity. It allows us to develop technologies and processes that can positively impact the entire national economy; it forces us to be more competitive”.
“The European Commission keeps drawing up an increasing number of energy efficiency standards and documents - he adds - not to mention its commitment to energy efficiency with Horizon 2020, which allocates to it over 44.5 billion Euros for 2016 and 42.85 billion Euros for 2017”.
As for the sector that show the most promise, he thinks that Public Administration, the building sector, the tertiary, and industry are almost impossible to rank by order of merit. They all feature a great number of needs and opportunities.
“As a matter of fact, industry is perhaps the most sensitive sector. I am not only referring to the manufacturing of commodities in the narrow sense, but also, for instance, to energy utilities. For these companies, energy efficiency becomes a matter of survival, it is not optional: you change or die, you have to embark on a genuine and radical process leading to energy efficiency, or you will get overwhelmed by your lack of competitiveness”.
But there’s another topic that’s becoming popular, and not only among energy professionals: micro-grids. Ferrari, himself, provides his twitter-wise definition of it: “It’s about applying to our sector the same zero miles principle we apply to the food sector”.
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E venendo alla questione incentivi...
**Dal mio punto di vista poter contare su un adeguato corpus di regole e normative a supporto è sicuramente più efficace di quanto non possa esserlo un incentivo a pioggia.


Quali sono a questo punto le realtà più promettenti: industria, terziario, edilizia? Per non parlare della pubblica amministrazione...
** Fare una classifica di priorità, in questo momento non è certo facile. La pubblica amministrazione, in senso lato, offre grandi opportunità, anche perché si tratta di una realtà eterogenea e complessa che coinvolge tantissimi soggetti ed eroga altrettanti servizi. La buona notizia è che anche il pubblico sta esprimendo una maggiore sensibilità e una più elevata predisposizione ad agire rispetto al passato.
L’edilizia non è da meno. Non penso solo al nuovo, ma anche alla gestione e all’efficientamento dell’esistente. Quanto ai trasporti, la diffusione della e-mobility, cui abbiamo già fatto cenno, è solo uno dei molti aspetti coinvolti. Anche in questo caso l’Europa è ben determinata ad agire, puntando più sullo sviluppo delle infrastrutture che non sugli incentivi all’acquisto delle auto elettriche. Ma qui il discorso è assai più ampio e riguarda anche temi sociali come la riorganizzazione delle attività lavorative.


Torna in auge l’idea del telelavoro?
**Penso a qualcosa di più complesso ed evoluto, anche in termini culturali. È quello che il Comune di Genova ha recentemente voluto promuovere con l’iniziativa Lavoro Agile. Il mercato del lavoro ci richiede impegni crescenti e sempre più complessi che possono essere affrontati in modi inediti grazie alle nuove tecnologie; a quel punto, non necessariamente l’ufficio tradizionale rappresenta il luogo più opportuno e produttivo, sia per il singolo individuo sia per la società.
Una maggiore autonomia e flessibilità può tradursi in un risparmio di tempo e risorse per entrambi i soggetti. E, in cascata, è in grado di produrre benefici ambientali in termini di minore inquinamento legato agli spostamenti e impatti positivi in termini di mobilità e valorizzazione degli spazi.


Torniamo al cuore del problema: non abbiamo ancora parlato di industria...
**In realtà questo è forse il settore che mostra le necessità (e dunque le opportunità) più impellenti. Non parlo solo della produzione di beni in senso stretto, ma anche - ad esempio - delle utility energetiche. Per questi soggetti la strada dell’energy efficiency è una questione di sopravvivenza, non è una scelta. O si cambia o si muore; o si intraprende un vero e radicale processo di efficientamento o si viene travolti per mancanza di competitività.


Abbiamo fatto cenno, in precedenza, alle rinnovabili. Capitolo chiuso per sempre in Italia (almeno in termini di nuove installazioni) oppure...
**Effettivamente negli anni scorsi il mercato del fotovoltaico è stato un po’ drogato dagli eccessi degli incentivi. Ad oggi, quindi, non si intravvedono spazi per la realizzazione di nuovi grandi campi, nell’ordine di alcuni o parecchi MW. Tutto ciò, sia per lo stato del mercato - post incentivi - sia per la saturazione già in essere di molte aree del nostro territorio. Lo stesso, probabilmente, vale anche per l’eolico.
Ben diversa può essere la situazione in termini di uso più intelligente dell’esistente, di efficientamento del parco installato, di sviluppo di nuovi modelli di gestione. Altro filone, quello della generazione in ambito locale nell’ordine di grandezza dei kW.


E per quanto riguarda la generazione da fonti fossili? Che scenario si immagina per il 2030?
**Non a caso in precedenza ho fatto cenno alla sofferenza delle utility, pressate dai costi delle materie prime e dal calo della domanda. È difficile disegnare con certezza le evoluzioni future, tuttavia credo che alcuni scenari possano essere considerati punti fermi. Oggi il parco installato nominale ha una capacità doppia rispetto agli utilizzi giornalieri, ci sarà dunque certamente una selezione. Tuttavia, è molto improbabile che la generazione tradizionale possa sparire, anche per questioni strategiche e tecniche. Ancora una volta quindi l’efficientamento dei processi, della gestione, della pianificazione, della flessibilizzazione, farà la differenza.


Si sente sempre più parlare anche di micro-grid (o micro-reti). Come definirebbe questo concetto nello spazio di un tweet?
**L’applicazione al nostro settore della filosofia chilometro-zero già presente in campo alimentare.


Ok, concediamoci qualche riga in più.
**L’obiettivo è quello di concepire un’area territoriale, definita e limitata, in grado di gestire in autonomia la produzione, la distribuzione e i consumi delle risorse (acqua, energia, materie prime, ...): una vera e propria isola virtuale. Tipici esempi possono essere i centri commerciali, i campus universitari, i singoli quartieri urbani, i porti. Questo non significa una chiusura assoluta nei confronti dell’esterno o un’autosufficienza al cento per cento, bensì la capacità di far fronte alle proprie specifiche esigenze minimizzando i flussi in entrata (l’approvvigionamento energetico dall’esterno) o in uscita (l’emissione di scarti al di fuori dell’area, ad esempio attraverso l’utilizzo del waste to energy).
Come in altri casi entra in gioco una forte componente tecnologica - in particolare per quanto riguarda la necessità di integrare le diverse fonti e i diversi soggetti - ma ancor prima culturale.
Come ABB ci siamo già mossi in questa direzione. Penso, ad esempio, a prodotti come il sistema REACT 3.6/4.6 TL, che abbina le tecnologie degli inverter con quelle dello storage e permette quindi di ottimizzare l’uso dell’energia prodotta da sole, anche a livello di singolo utente domestico. Oppure al nuovo interruttore Sace Emax 2 che si comporta come un vero e proprio power manager ed è in grado di integrarsi in modo semplice in tutti i progetti: da quelli standard ai sistemi più complessi e automatizzati.


Il quadro di riferimento nel settore energetico sta radicalmente cambiando, quasi tutte le previsioni fatte nei primi anni del secolo sono state disattese: come fa una grande azienda ad assecondare le esigenze di un mercato così mutevole e a riposizionare la sua offerta?
**Un’azienda con una dimensione globale, come ABB, ha già di suo una flessibilità di approccio e la capacità di fornire una gamma molto ampia di risposte, proprio perché ha scelto di operare su aree con esigenze profondamente diverse tra di loro. Ha dunque la sensibilità e gli anticorpi per affrontare il cambiamento.
Inoltre, se un’azienda crede nella ricerca e sviluppo e investe in questo settore, diventa essa stessa protagonista del cambiamento e responsabile di nuovi driver di sviluppo prima imprevisti. Alla fine, si dimostra vincente un equilibrio tra la capacità di adeguarsi in tempi brevi al cambiamento e di essere guida dello stesso.
È questa consapevolezza che ci ha spinto, ad esempio, a sponsorizzare il Solar Impulse. Mi piace considerare questa impresa come la conferma che esistono frontiere della tecnologia che possono apparire impensabili o addirittura impossibili; e che in realtà sono già oggi realizzabili. Insomma, che pur essendoci un futuro radicalmente diverso da come lo concepiamo oggi, noi ci siamo e siamo pronti ad affrontarlo.


Per un’azienda come ABB quanto conta il passato, oltre alla necessità di guardare sempre al futuro?
**È un elemento di fondamentale importanza, e ci fa piacere ricordare, al riguardo, che lo scorso aprile siamo stati inseriti nel Registro delle imprese storiche d’Italia che annovera le aziende ancora attive dopo 100 anni di esercizio ininterrotto nello stesso settore.


E questa non è un’impresa facile...
**Certo, non solo in Italia. Uno studio del professor Richard Foster dell’Università di Yale, ad esempio, attesta che la durata media di vita di un’azienda catalogata nell’indice S&P500 è diminuita dai 67 anni (nel 1920) ai 15 anni di oggi. Restare sul mercato, da protagonisti, è dunque sempre più impegnativo.


A maggior ragione se, come in Italia, al di là degli annunci e delle buone intenzioni, manca da sempre una vera politica energetica nazionale. Se ne sente davvero la mancanza?
**Questo vuoto ha avuto sicuramente delle conseguenze e negli anni ha fatto perdere al nostro Paese grandi opportunità. Si pensi alla filiera nucleare e al livello di competenza che aveva raggiunto il nostro Paese prima della scelta di abbandonarla. Un’altra evidenza ha a che fare con il costo dell’energia elettrica che in Italia è il più elevato tra tutte le economie avanzate; con evidenti conseguenze in termini di competitività. È facile, a questo punto, trarre le conseguenze e dare una risposta alla sua domanda.


Eppure Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, afferma che “meno politica energetica c’è meglio è per il settore”, perché il mercato ha tutte le potenzialità per fare più e meglio se messo in grado di lavorare da solo, con poche regole chiare!
**Se la politica energetica finisce per ingessare il mercato non è certo una soluzione. Ma anche la deregulation estrema, in cui tutto è lasciato alla libera iniziativa, non può essere una strada appetibile. La soluzione è semplice: un mix equilibrato di politica industriale e mercato!

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