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PAUSA-ENERGIA
 
Siamo ricchi di pauperismo energetico Stampa E-mail
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di Giuseppe Gatti




Se non fossimo stati obbligati da due direttive europee, mai e poi mai il Parlamento italiano avrebbe approvato la liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas e avremmo ancora il monopolio di Enel ed Eni.
Non è questione di maggioranze politiche: su questi temi c’è sempre stata una perdurante maggioranza trasversale che da destra a sinistra è sostanzialmente allergica al mercato, alla competizione e alla perdita del controllo politico su alcuni rilevanti centri di potere economico (che poi questo controllo sia effettivo è mera presunzione, dal momento che in effetti sono state più Enel ed Eni ad indirizzare le scelte dei Governi, che non il contrario).


La situazione non è cambiata negli ultimi vent’anni, come si può ben vedere ogni volta che si prospetta una fuoruscita dello Stato dal controllo delle grandi società energetiche o anche, più banalmente, dei Comuni dalle exmunicipalizzate. Si deve per altro riconoscere che in questa allergia il nostro Parlamento non tradisce affatto, ma anzi rappresenta con estrema efficacia gli umori della società italiana, seguendo un’inclinazione profonda che affonda le sue radici nella Sinistra protezionista di Depretis e Crispi a cui sono seguite diverse declinazioni (e quella fascista non è stata affatto parentetica), ma ha mantenuto inalterata la sua presa.


Non c’è insomma alcuna discrepanza tra Paese legale e Paese reale: può non piacerci (e a me non piace per nula) ma bisogna riconoscere che il Parlamento rappresenta al riguardo l’opinione pubblica prevalente. Basti ricordare l’esito del referendum sul servizio idrico e la presa che ha avuto il mistificante concetto di “bene comune”. Se c’era bisogno di una riprova l’abbiamo ora dal confuso dibattito sul superamento della tariffa progressiva (nell’energia elettrica) e del mercato tutelato, dove viene maturando ancora una volta il coagulo di quella che possiamo definire la sindrome delle 3P, che caratterizza l’approccio concettuale italiano alla problematica energetica: Pauperismo, Populismo, Paternalismo. [...].

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