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Le potenzialità sono enormi ma facciamo di tutto per usarle male Stampa E-mail
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di Roberto Napoli
Politecnico di Torino, dipartimento Energia


Alle polemiche politiche e allo stile di reazioni da ultima spiaggia siamo ormai assuefatti. Non ha fatto eccezioni la Buona Scuola, con la legge che è stata definitivamente approvata. Adesso tocca alla Buona Università, prossima mossa del governo Renzi attesa per settembre e anticipata in forma carbonara a pochi eletti.
Partiamo da una situazione universitaria al limite della decenza per un Paese normalmente sviluppato, con molte ombre e poche luci. Le tante ombre riguardano il drammatico calo degli studenti (in certe regioni, meno 50 per cento), la continua riduzione del personale docente e degli investimenti e la coltre di fango e di luoghi comuni sballati che offuscano l’immagine dell’Università.


Le luci riguardano uno strano miracolo, per cui i ricercatori italiani, seppur meno numerosi e con meno soldi, hanno scalato le vette della produttività scientifica, ponendosi nell’alta classifica per numero di pubblicazioni internazionali e per numero di citazioni bibliografiche.


Il miracolo ha le sue spiegazioni. Nel momento in cui si è messo in moto un meccanismo di avanzamento di carriere basato sulle pubblicazioni, è partita la corsa a rimpolpare i titoli. E quando di mezzo c’è l’interesse personale, noi italiani siamo fenomenali. D’altra parte siamo entrati in tutto il mondo in una situazione inflazionata, con miriadi di congressi e di pubblicazioni, che molto portano alle carriere e assai poco all’avanzamento della scienza. Comunque siamo, è doveroso constatare che disponiamo di risorse umane con potenzialità davvero non comuni.
Poi facciamo di tutto per usarle male. E infatti la situazione universitaria italiana è tragicamente gravissima, ma non seria. Siamo in fondo a quasi tutte le classifiche dell’area universitaria. Ci siamo guadagnati uno degli ultimi posti come percentuale di laureati in Europa, in buona compagnia con la Romania e con Malta, ma assai distanti dai Paesi avanzati. Dall’anno accademico 2003-2004 al 2011-2013 gli immatricolati nelle Università sono scesi da 338.482 a 280.144, con un calo del 17 per cento. [...]

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