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Panama, Nicaragua e Suez: nei canali delle meraviglie un mare di hi-tech Stampa E-mail
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di Fabio Terni


Lascia o raddoppia? Il trasporto merci via nave non sembra nutrire dubbi al riguardo e punta decisamente sulla seconda opzione, anche sfidando vincoli geografici che fino a ieri potevano sembrare invalicabili. Tre indizi costituiscono una prova, diceva Agatha Christie. E i tre indizi in questione portano direttamente a Panama, in Nicaragua e in Egitto.
Il raddoppio del Canale di Panama è iniziato nel 2007 e ora, se pur con qualche vicissitudine lungo il percorso, sembra essere a un passo dal traguardo. “I lavori di completamento del programma di espansione sono giunti all’89,8 per cento”, citava una nota pubblicata lo scorso 31 maggio sul sito della società titolare del progetto. Esattamente due mesi prima la stessa aveva diramato il suo rapporto trimestrale (disponibile esclusivamente in spagnolo); un volumetto di 729 pagine nel quale la tabella di marcia dei lavori in corso segnava il raggiungimento di quota 87,9 per cento. Di questo passo sembra del tutto plausibile il varo dell’opera a inizio 2016.
Quando la costruzione del Canale nella sua configurazione originaria venne ultimata, giusto un secolo fa, l’opera fu definita la più grande meraviglia tecnologica dell’epoca. Oggi la versione allargata sulle pagine del prestigioso Time si merita una citazione sotto la voce Wonders of the world. Niente male, tenendo conto che il know-how italiano ha avuto un ruolo di primaria importanza nella sua realizzazione.











I lavori di ampliamento di Panama sono stati una necessità più che una scelta. Nel 1914, quando fu inaugurato il Canale, le dimensioni delle sue chiuse - 305 metri di lunghezza, 33,5 di larghezza e 25,9 di profondità - erano più che sufficienti anche per il passaggio delle navi di maggiori dimensioni (secondo lo standard di un secolo fa). Sulle stesse fu definito uno standard costruttivo, quello della categoria cosiddetta Panamax (fino a 32,3 metri di larghezza, 294 di lunghezza e un pescaggio di 12 metri). Navi porta container di questa taglia sono in grado di trasportare fino a 5 mila TEU (misura standard di volume nel trasporto container, pari a circa 40 metri cubi).
Quello che allora era considerato grande, oggi è diventato medio. I veri big degli Oceani sono i cosiddetti Capesize, ovvero navi fuori-dimensione, costrette a circumnavigare l’Africa passando da Città del Capo (da qui il nome), per le quali anche in prospettiva futura non c’è canale che tenga (se pure ampliato).
Circa un terzo del naviglio porta container che solca i mari del Pianeta, tuttavia, appartiene alla cosiddetta classe post-Panamax, modelli più robusti che possono agevolmente arrivare a 13 mila TEU, spingendo le dimensioni a 49 metri di larghezza e 366 di lunghezza. È a queste unità - particolarmente attive sulla rotta Cina-Stati Uniti - che si rivolge l’ampliamento del Canale di Panama. [...]

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