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Almeno a parole, venti anni fa l’Europa Unita era un po’ meno sfilacciata e divisa di oggi. Sempre a parole, infatti, emergeva la scelta di affrontare uniti la questione immigrati (toh, già allora era un problema!) e il pericolo terrorismo. Nasce l’Armata mediterranea. Truppe speciali per contenere immigrazione e integralismi. Italia, Francia, Spagna e Portogallo danno vita a una forza di pronto intervento (Corriere della Sera, 16 maggio); È nata l’armata europea per coprire il fronte Sud. Immigrati, Italia sotto accusa. Polemiche dopo le dure critiche tedesche alla scarsa sorveglianza delle frontiere (Sole 24 Ore, 16 maggio).
La stessa Germania, con un encomiabile spirito di gruppo, nelle stesse settimane stava portando avanti una vibrante polemica... sul nome della nuova divisa (intesa come moneta) europea. Bonn esternava la sua preoccupazione per l’utilizzo del termine ecu, che non ispirava fiducia, almeno nel popolo tedesco. Se proprio si doveva abbandonare il marco, allora era meglio chiamare franken il futuro euro! Guerra aperta sul battesimo dell’euro moneta (Sole 24 Ore, 19 giugno). Che dire? Già si intuiva quella certa propensione ad allargarsi della politica tedesca in ambito UE.



Intanto, il Bel Paese - alla ricerca di ricette nuove per uscire dalla crisi - prometteva iniziative a dodici zeri in tema di grandi opere. L’Italia dei cento cantieri. Presentati gli interventi nelle opere pubbliche. Spuntano l’alta velocità ferroviaria, centrali elettriche e la bonifica di Bagnoli (Corriere della Sera, 9 giugno).
In particolare, per la questione energia si preannunciava uno stanziamento pari a 9 mila miliardi di lire destinati alla generazione. Bei tempi, in cui l’overcapacity non era neppure un termine contemplato nei dizionari. Anzi, si era a caccia di soluzioni - anche fantasiose - per rispondere alla crescente domanda: Clo’ rilancia il nucleare contro il deficit energetico (Sole 24 Ore, 27 maggio). Il comparto energia, nei suoi vari aspetti, era ancora considerato ad alto tasso di business, un settore nel quale c’era modo di far girare molti soldi. La conferma più evidente (almeno per chi mastica un po’ di editoria) la fornisce il Sole 24 Ore del 19 giugno. Il supplemento Rapporti – Energia fa il pieno di inserzionisti e arriva ad occupare ben 13 pagine. Un giornale nel giornale! Oggi, probabilmente, si farebbe fatica a tamponare gli spazi di un quartino. Ma sono dettagli (se poi lo sono davvero).



È interessante invece rilevare come queste iniziative - a cavallo tra il marketing e il giornalismo - siano le sole ad approfondire l’universo energia oltre la cronaca/politica un po’ stucchevole (come si vedrà nelle prossime righe) del vivere quotidiano.
Nel dossier del Sole, pescando qui e là tra i molti spunti, si parla delle priorità della Commissione Europea, della difficile lettura degli scenari futuri (I mercati dell’energia ci hanno abituato a frequenti sorprese, eventi inattesi che siamo riusciti a comprendere solo ex post), dell’inadeguatezza della nostra politica energetica (Più che piani faraonici servono indirizzi chiari e semplici norme di attuazione), dei tempi troppo lunghi della burocrazia, della necessità di un riequilibrio modale, della gestione surreale di alcuni asset del nostro patrimonio (Montalto, la storia infinita; la centrale paralizzata da 20 anni di polemiche, veti, rinvii), del ruolo della raffinazione, della marcia trionfale del gas naturale, della mobilità alternativa, eccetera, eccetera.
Tenendo sulla scrivania a portata di mano una confezione di Malox, vale la pena rileggersi l’intero Rapporto. Quante buone intenzioni e sagge analisi tradite; quante opportunità buttate nel cestino. E quante riflessioni che potrebbero essere ripubblicate tal quali oggi, solo cambiando la data...



Voltiamo pagina. Tiene banco il trittico liberalizzazione, privatizzazione, Authority, che si trascina stancamente ormai da vari mesi tra continui annunci, rinvii, trabocchetti politici. Authority, oggi il Ddl al Senato (Sole 24 Ore, 17 maggio); Dall’estero fari accesi su Enel e Stet (Sole 24 Ore, 18 maggio); Clo’: concessione unica per Enel (Sole 24 Ore, 19 maggio); Presto il piano del Governo per Enel. Clo’ promette l’avvio della privatizzazione subito dopo il varo dell’Authority (Sole 24 Ore, 24 maggio). Piccola nota di dettaglio: Rifondazione aveva presentato oltre 600 emendamenti, solo con lo scopo di attivare un nuovo dibattito parlamentare sulla strategia delle dismissioni pubbliche. Bruxelles contro la vendita di Enel in blocco. Per il commissario alla concorrenza si otterrebbe solo un monopolio privato (Sole 24 Ore, 24 maggio).
A un mese di distanza - il 20 giugno - il Sole 24 Ore titolava: Oggi l’Authority torna in aula ma senza speranza di successo. A questo punto gli emendamenti di Rifondazione erano saliti a quota 650!
L’articolo evidenzia come maggiore scoglio i meccanismi di nomina, e trascrive alcune delle proposte sul tavolo: collegio elettorale bicamerale di 40 parlamentari designati in proporzione alla consistenza dei gruppi o in alternativa parere parlamentare non vincolante ma a maggioranza qualificata, oltre ad una rosa di ulteriori possibili soluzioni alternative. Emergeva insomma la chiara, ferrea e incrollabile volontà del Governo di fare dell’Autorità un organismo libero, indipendente, del tutto scevro da ogni condizionamento politico. E soprattutto semplificato, fin dalla sua genesi.



Si faceva cenno al settore energetico come ad alto tasso di business. La cosa valeva anche in Italia, e questo oggi può sembrare quasi inverosimile: Edison in gran salute pianifica investimenti per 2.400 miliardi. Il boom delle vendite di energia spinge i ricavi e fa volare l’utile (Sole 24 Ore, 18 giugno). La UE spinge sulla geotermia e l’Enel investe 1.400 miliardi (Sole 24 Ore, 26 maggio); IRS: la produzione torna a correre con un balzo del 5,4 per cento. Per l’indicatore elettrico l’attività recupera le flessioni dei due mesi precedenti (Sole 24 Ore, 18 giugno).
Intanto il Paese della Grande Muraglia - che non è certo una scoperta dell’ultima ora - saliva prepotentemente all’attenzione degli addetti ai lavori come la vera Terra Promessa. Cina, buone prospettive per il mercato energetico. La crescita si prospetta di grande interesse da qui al 2015. Tra le 30 province emergono aree che valgono interi mercati nazionali (Sole 24 Ore, 26 maggio). La politica energetica internazionale, nel complesso, segna calma piatta. Anche sul fronte del petrolio non si evidenziano particolari sussulti con quotazioni inferiori ai 18 dollari/barile. Sotto la lente dei mercati i nuovi dilemmi OPEC. Il vertice del cartello tornato a produrre oltre i limiti. Teheran alza l’offerta ma non smuove i prezzi (Sole 24 Ore, 17 giugno); OPEC conferma il tetto produttivo ‘95 (Sole 24 Ore, 20 giugno).
Sul nucleare Clinton porta a casa una vittoria che vale un titolo a 8 colonne (la nona era occupata da una pubblicità...) sul Corriere della Sera del 12 maggio: Missione compiuta in Ucraina: Chernobil verrà chiuso! L’accordo rientrava nell’ambito ben più ampio delle trattative sulla non proliferazione (che recenti notizie provenienti dall’Iran dimostrano essere ancora aperte... ) e aveva più che altro il peso simbolico di rassicurare l’Europa, evidentemente allora ancora scioccata dalla tragedia della centrale nucleare ucraina.



Tornando in Italia, ecco l’immancabile riflessione sulla febbricitante R&S di casa nostra. La ricerca malata non trova le cure (Sole 24 Ore, 23 maggio). I difetti - si legge nell’articolo firmato da Silvio Garattini - sono quelli di sempre: i pochi soldi disponibili vengono spesi a pioggia, i pagamenti avvengono con grande ritardo, la burocrazia rende difficile ogni nuova iniziativa. Si annunciano progetti che non partono mai dimenticando che le iniziative per la ricerca devono essere tempestive, altrimenti si arriva sempre dopo gli altri. (…) Le istituzioni dovrebbero avere una effettiva responsabilità evitando troppi controlli burocratici a priori, rafforzando quelli in itinere e a posteriori.
È curioso e un po’ triste, leggere come già 20 anni fa si parlasse di difetti noti da sempre. Chissà cosa scriveremo al riguardo nel 2035...
Sulla stessa lunghezza d’onda la questione rsu. Legnano, una delle città più penalizzate dalla crisi dei rifiuti che colpiva la Lombardia si schiera compatta contro le discariche e a favore della differenziata. Bello no? In teoria. Perché alla dichiarazione di solidarietà nei confronti di recupero e riciclaggio viene aggiunta una piccola postilla. Scrive il Corriere della Sera del 7 maggio: La gente si lamenta, certo che siamo favorevoli alla raccolta differenziata, ma non vogliamo che il centro di raccolta del quartiere sia a due passi dalle abitazioni. Armiamoci e partite...
E a proposito di partenze, giusto per restare in tema. Rifiuti con il passaporto. Inceneritore di Ginevra smaltirà i sacchi neri della Brianza. (Corriere della Sera, 13 maggio). Il commento al riguardo del WWF... si commenta da solo: Ogni bacino deve essere autosufficiente e smaltire i propri rifiuti; se si accetta il principio dell’esportazione delle immondizie, c’è il rischio di innescare un meccanismo pericoloso. Oggi la Svizzera, domani il Meridione.
L’autosufficienza dei bacini resta ancora oggi una chimera... Viva una sana gestione del ciclo dei rifiuti. Mi raccomando, però, ad almeno 5-10 chilometri da casa nostra. Ancora meglio, al di là del confine...

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