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Reati ambientali: una legge con l’incertezza del diritto Stampa E-mail
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di Chicco Testa | Presidente Assoelettrica





Non sono un giurista, non ho studiato a fondo il diritto e tantomeno sono uso a passare le domeniche a scrutare il Massimario della Suprema Corte di Cassazione, ma qualche cosa negli anni ho capito anche in queste difficili materie. E tra queste cose ve n’è una sulla quale non ho ormai nemmeno l’ombra di un dubbio: se una norma è pensata male e scritta peggio si può stare certi che a pagarne le conseguenze saranno soprattutto le persone per bene, perseguitate ingiustamente da qualche giudice smanioso di evidenza mediatica, mentre i veri lestofanti se la caveranno serenamente, perché accusati da altri giudici tanto rispettosi delle norme da non poter stringere i nodi di una rete giuridica che fa acqua da ogni dove.



Mi sto riferendo alla nuova norma sui reati ambientali, su quello strano e contorto testo che tanto ha impegnato il Parlamento e che, come spesso accade in questi frangenti, tra emendamenti e omissioni, modifiche e limature, ritocchi e snaturamenti, sembra essere nato davvero storpio. Ne ho parlato anche nel corso della recente Assemblea annuale di Assoelettrica, quando ho ricordato che di questa brutta legge si è discusso quasi soltanto in relazione al fatto che, improvvidamente, alcuni senatori avevano inserito nella penultima versione del testo di legge il divieto, sanzionato penalmente, di effettuare ricerche di idrocarburi in mare con la tecnica del cosiddetto airgun.
Si tratta di un metodo utilizzato da decenni in tutto il mondo, ma in Italia si è tentato di vietarlo non per motivi ambientali, ma semplicemente per rendere impossibile le prospezioni di idrocarburi nei nostri mari e sperare così di guadagnare con qualche frottola una manciata di voti in più alle elezioni. Ma la mia preoccupazione è un’altra e riguarda l’intero sistema logico che attraversa il testo, nel quale l’incertezza e l’arbitrarietà assurgono a norma di legge. [...]

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