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di Roberto Napoli | Politecnico di Torino



La crisi non perdona, soprattutto chi sbaglia. Di sbagli il settore della generazione elettrica ne ha commessi tanti. Non c’è quindi da stupirsi troppo se la crisi si è abbattuta pesantemente sui due segmenti elettrici estremi, generazione e consumi. Nell’occhio del ciclone è entrata prepotentemente la generazione termoelettrica, con la ridotta utilizzazione di parecchie centrali, sia vecchie sia ammodernate con i pur efficienti cicli combinati. Fa effetto la decisione di Enel di dismettere in blocco 23 centrali alimentate da fonti fossili. Nel complesso ci sono 41 centrali termoelettriche a rischio di chiusura, per una potenza complessiva di circa 28,3 GW a fronte di una potenza di picco massimo del carico di circa 54 GW.
La gran parte delle preannunciate dismissioni corrisponde a una oggettiva realtà di cessata convenienza economica. Ciò nonostante, sono grandi lo sconcerto e la preoccupazione per le prevedibili conseguenze sul piano occupazionale e sulla solidità del sistema complessivo. Lo sviluppo della generazione da fonti rinnovabili ha colpito impietosamente il sistema di produzione, aprendo un conflitto inevitabile fra chi prosperava nel vecchio sistema, centrato sulla generazione termoelettrica e la generazione distribuita, destinata a guadagnare maggiori quote di mercato. All’altro estremo della filiera i consumi elettrici sono stabilmente avviati verso un decremento più o meno felice, che ha come genitori da un lato la crisi economica e dall’altro la nuova sensibilità alla salvaguardia ambientale e all’efficienza energetica. [...]


Tutto ciò non fa che acuire il contrasto pseudobellico fra il vecchio modello di generazione e la generazione distribuita. Vittime incolpevoli di questo conflitto sono naturalmente i consumatori, che per diritto o per rovescio rischiano di essere chiamati o a compensare le perdite corrispondenti a investimenti sbagliati o a vedere compromesse le possibilità innovative delle nuove tecnologie. Per orientarsi meglio su cosa convenga fare, è sensato tenere ben presente l’osservazione ciceroniana sulla Historia magistra vitae. Se quindi guardiamo alla storia evolutiva della generazione elettrica italiana, riscontriamo un dato costante di previsioni ballerine e di decisioni sventurate. [...]

©nuovaenergia

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