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Oltre l’era di Kyoto, raddoppiando gli sforzi Stampa E-mail
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VALUTAZIONI ALLA LUCE DEI RAPPORTI DELL’AGENZIA INTERNAZIONALE DELL’ENERGIA (IEA)


di Ugo Farinelli



Insomma, prima o poi doveva succedere. È diventata annuale non solo la pubblicazione, da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), del World Energy Outlook (WEO) ma anche dell’Energy Technology Perspectives (ETP). Pertanto, rimane sempre più difficile trovare degli sviluppi in campo energetico che non fossero già annunciati l’anno scorso, previsti l’anno prima, intravisti tre anni fa. Non sorprende più lo scoprire che la Cina è diventata il numero uno in campo energetico (oggi anche per quanto riguarda le fonti rinnovabili e l’energia sostenibile) o che, date le opportune condizioni al contorno, eolico e fotovoltaico possono fare concorrenza alle fonti fossili in molti Paesi e in molte circostanze.


Fa piuttosto specie il constatare che quello che a noi sembra il fatto più rilevante del panorama energetico attuale, cioè il persistere di prezzi internazionali dei combustibili fossili molto inferiori a tutte le previsioni, sia visto come una fluttuazione, una bizzarria del mercato di cui non si può (e non si deve) tener conto, come di una abbondanza di precipitazioni per due anni di fila. “Fluttuazioni impreviste del mercato” è il linguaggio che viene usato nell’ETP-2015. Una definizione decisamente riduttiva, come se appunto stessimo parlando di fenomeni naturali con i quali le azioni dei Governi non c’entrano per nulla. Il 2015 viene visto, giustamente, come un anno critico nella storia del cambiamento climatico. Come l’anno in cui finisce l’era di Kyoto e ne comincia una nuova, le cui regole dovrebbero essere scritte dai Paesi impegnati nella difesa della stabilità del clima globale nella riunione che avrà luogo a Parigi prima della fine dell’anno.


Molto cammino è stato fatto in questi anni sulla strada giusta; molto, ma ancora troppo poco. Una valutazione a colpi d’accetta da parte della IEA ci dice che è stato fatto la metà di quello che era necessario, che bisogna raddoppiare lo sforzo se vogliamo mantenerci nei limiti dello scenario 2DG, quello che limita a due gradi centigradi l’innalzamento della temperatura globale media della Terra. Al di sopra di questo limite c’è l’incertezza, letteralmente “la terra bruciata”, l’aumento di 4 se non di 6 gradi centigradi della temperatura media terrestre, con conseguenze difficilmente prevedibili ma certamente gravi.


Come fare a recuperare questo ritardo? La formula è generica, anche se carica di significati intuibili: “Accelerando l’innovazione del sistema energetico”. Cioè: in che direzione ci si debba muovere lo sappiamo: aumentare l’efficienza nella trasformazione e negli usi finali dell’energia; scegliere soluzioni a basse emissioni di gas serra; disaccoppiare queste emissioni dalla crescita delle attività economiche. Il rapporto ETP-2015 affronta alcuni di questi temi in particolare, citando anche casi di successo, ma sempre parziali. [...]

©nuovaenergia

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