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di Maria Rosaria Sessa e Nicola Sica | Università degli Studi di Salerno


             
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Environmental policies and related environmental management options are becoming increasingly important both internationally and domestically/ locally, given the urgency of finding production and consumption models that can combine economic development with environmental protection in different social/cultural and organizational settings.
There is, indeed, a widespread opinion that business organisations with a good social and environmental track record will also perform better in terms of productivity, competitiveness and corporate reputation in the medium-to long-term.
For this reason, the concerns about the environmental impacts of production have pushed the eu towards identifying new tools, standards, indicators, regulations, procedures and policies that can foster the adoption of cleaner technologies.
The idea of sustainable industrial areas goes along the same lines. over the last ten years in italy this idea has been discussed and identified with the acronym APEA. Namely, Law 59 of March, 1997 and the related Legislative Decree n.11 of March, 1998 mentioned APEAs as the tool that could possibly reconcile economic development and environmental compatibility and protection, entrusting regional administrations with the identification of areas to be classified as APEAs in their land-use planning efforts, as well as with the development of specific guidelines governing their implementation.
The goal of this paper is providing an analysis of the relevant current National legislation that is widely integrated and translated into specific laws and standards - varying considerably from region to region - that, in general, set forth specific provisions regarding urban planning-related aspects, environmental requirements and types of financing for APEAs. Moreover, the paper will depict the current Italian circumstances with regard to the above and will also explore the hypothesis of a potential, progressive APEAfication of specific industrial areas, outlining the pros and cons of the spreading of APEAs for the territory involved.
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Le politiche ambientali e i relativi approcci gestionali stanno assumendo una crescente importanza sia in ambito internazionale, per la dimensione globale di alcuni fenomeni, sia in ambito regionale e locale, per l’urgenza di individuare modelli di produzione e di consumo in grado di conciliare sviluppo economico e tutela dell’ambiente naturale all’interno dei differenti contesti socio-culturali e istituzionali.
La realizzazione di un management ambientale accurato e attento, dunque, presuppone l’esigenza di ampliare l’approccio economico tradizionale, al fine di includere ulteriori obiettivi, per superare o integrare quello convenzionale basato sulla massimizzazione del benessere economico, con altri volti alla tutela ambientale, alla valorizzazione delle risorse naturali nonché all’equità, alla solidarietà e alla coesione sociale. Pertanto, occorre una nuova chiave di lettura dei fenomeni economici e di quelli naturali e sociali, seguendo un approccio sistemico, in grado di reinterpretarli, al fine di favorire la diffusione dei principi fondanti un’economia ecologicamente e socialmente sostenibile, oggi da molti definita bioeconomia.



I sistemi economici non possono essere orientati al semplice soddisfacimento dei bisogni degli individui, ma occorre prendere in considerazione anche l’ambiente naturale e sociale, affinché lo sviluppo economico sia realizzato attraverso l’adozione di percorsi improntati alla sostenibilità, contemplando la dimensione ambientale e quella etico-sociale nelle dinamiche che lo governano.
È infatti opinione largamente diffusa che le organizzazioni imprenditoriali, nel momento in cui conseguono risultati positivi in campo ambientale e sociale, ottengano poi migliori risultati economici in termini di produttività, competitività e immagine nel medio-lungo periodo. Ciò implica il passaggio da un approccio One Bottom Line, ad un altro del tipo Triple Bottom Line ovvero, il passaggio da una rendicontazione a carattere esclusivamente economico ad un’altra, che contempli anche le ulteriori due dimensioni della sostenibilità.







Per tali ragioni, negli ultimi decenni le problematiche legate agli impatti ambientali delle attività produttive hanno spinto l’Unione Europea verso la de- finizione di nuovi strumenti, norme, indicatori, standard, procedure e politiche idonee a promuovere l’adozione di cleaner technology.
Difatti, il tema della tutela ambientale è diventato uno dei punti centrali del dibattito sulle nuove logiche del mondo imprenditoriale, in quanto l’ambiente rappresenta, al pari e in sinergia con altri fattori - fra i quali la globalizzazione dei mercati, l’innovazione tecnologica, l’equità sociale - uno dei grandi motori del cambiamento dell’economia.



A tali principi si ispira il concetto di Area Industriale Sostenibile (AIS) per il quale diverse sono le espressioni terminologiche riferite allo stesso concetto: Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA), Aree Produttive Ecologicamente e Socialmente Attrezzate (APSEA), Aree Ecologicamente Attrezzate (AEA), Eco-Industrial Park (EIP).
In Italia nel passato decennio è stato preso in considerazione tale concetto, indicandolo con l’espressione di APEA. In particolare, la Legge n. 59 del marzo 1997 e il relativo Decreto Legislativo attuativo n. 11 del marzo 1998 (noto come Decreto Bassanini) indicano nelle APEA il possibile strumento per conciliare lo sviluppo economico con il rispetto e la tutela dell’ambiente e la crescita sociale del territorio, affidando alle Regioni e agli enti locali il compito di individuare, nell’ambito della loro pianificazione territoriale, le aree da destinare ad APEA e di disciplinarne le modalità di attuazione, mediante la definizione di apposite linee guida. [...]

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