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Cara FiorellinaTuttaNaturale, non è naturale credere... Stampa E-mail
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di Michele Governatori





Dunque stando al suo commento al mio post
sul liquiblog della settimana scorsa secondo FiorellinaTuttaNaturale io sarei diventata amica
delle “multinazionali speculative” solo perché ho raccontato che il mito dell’autonomia energetica secondo me non è sempre intelligente.
Ma siccome quando mi va sono anche acida (FiorellinaTuttaNaturale non lo scrive ma dal commento sembra farmi anche questo appunto, almeno io così deduco dalla sequela di avverbi - “puntigliosamente”, “ripetutamente”, “pedantemente” - con cui descrive
il mio atteggiamento nel post) eccomi qui allora con alcune precisazioni. (Sì, cara FiorellinaTuttaNaturale: precisazioni puntigliose. Pedanti non saprei, ma sai
a volte si diventa pedanti al cospetto di controparti
poco recettive…).

Dunque riguardo all’autonomia energetica. Ricordate com’è finito il programma europeo di affrancamento dalla dipendenza di acquisti di gas
russo pianificato per il 2025? Ricordate cosa ne fu dell’impianto Very Deep Shale cofinanziato coi fondi strutturali e che dal Mare del Nord doveva riuscire a frantumare 3.000 metri sotto il letto del mare? Ci riuscì. Peccato che ogni metro cubo estratto costava come pagare tutte le bollette scadute verso la Russia da parte dell’ultimo fazzoletto di repubblica indipendente d’Ucraina. Bollette per le quali era scoppiato tutto il casino del taglio delle forniture da cui
il progetto di autonomia europea del gas.

Oppure vi ricorderete della famiglia scozzese degli Honnergy.
La famiglia felice, perfetta come appariva nei primi video, che nell’isola di Skye decise di rendere totalmente autonomo dal punto di vista energetico il suo b&b di lusso annesso alla famosa distilleria dell’omonimo (Honnergy) whisky (celebre perché così torbato che secondo la stazione sperimentale dei combustibili di San Donato Milanese aveva un potere calorifico maggiore di quello della lignite tedesca).
Lionel Honnergy ottenne l’autonomia energetica circa otto anni dopo averla annunciata. Fece una seconda conferenza-stampa (ripresa dalle tivù ma poi tolta dal web su richiesta del suo avvocato) in cui appariva molto più invecchiato di quanto fosse normale in quegli otto anni. Disse con una voce spenta che c’era riuscito. Era diventato energeticamente autonomo. Tossiva però e teneva lo sguardo basso.

“I suoi famigliari sono contenti del risultato raggiunto?” chiede incoraggiante l’intervistatrice nel video.
Lui tentenna, inizia a parlare, poi si ferma. Poi alla fine mormora che no, cioè sì, ma non è più la sua famiglia. La moglie l’ha lasciato e la figlia si è fidanzata con un dirigente della Shell (direttore generale upstream) e vive a casa dei di lui genitori. L’intervistatrice incassa il colpo e per cambiare argomento gli chiede se le vendite del whisky Honnergy si giovano del bollino supergreen reso possibile dall’autonomia energetica. Lui balbetta qualcosa.

Poi qualcuno spiega in studio all’intervistatrice che il whisky ora lo fanno i cinesi che a Honnergy hanno comprato tutto, marchio compreso. Ora la produzione è a Shanghai. L’effetto torbato lo ricavano con uno speciale accumulatore di smog urbano. Per il resto la ricetta è quella tradizionale e la distilleria scozzese non l’hanno smontata, no, la usano come museo e per garantire al signor Honnergy il vitalizio che gli serve per pagare i debiti residui gli hanno chiesto di fare da guida per i visitatori. Cosa che lui fa, per carità, è un brav’uomo e si adatta. Usa un bastone per aiutarsi, spiega il suggeritore. A questo punto l’intervistatrice non sa più cosa dire. In un fuori onda si sente che chiede cos’è quel silos immenso e assurdo, con una strana ruggine viola ai bordi, che deturpa il panorama di colline verdi dietro alle spalle di Honnergy nel video.
Le batterie” risponde il tizio.

Ciao a tutti


             
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Marta non è scomparsa ma ritorna in un blog
Vi ricordate l’esperimento dello scorso anno? Per sei numeri Nuova Energia ha ospitato il racconto a puntate Marta non è ancora spacciata. Al termine di quel percorso l’esperimento a puntate è diventato un volume con una doppia anima. Al romanzo vero e proprio sono state infatti affiancate alcune schede di approfondimento di carattere tecnico (e realistico) su come gli esperti del settore pensano che potrà evolvere il comparto energetico nei prossimi lustri.
Adesso è tempo di qualcosa di ancora più innovativo. A partire dal numero 6|2014 Nuova Energia ha iniziato ad ospitare una sorta di blog scritto nel futuro - anche se i temi sono molto contemporanei...

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