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COP 21 di Parigi: in vista il déjà vu dell’opportunismo Stampa E-mail
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di Carlo Andrea Bollino




È un fatto che tutti i Paesi si incontreranno a Parigi il prossimo dicembre per cercare un accordo sul clima post-Kyoto. È un fatto che il mondo politico ha riconosciuto, almeno a parole, l’esistenza di un legame tra cambiamento climatico e attività umane, quali responsabili della crescita delle emissioni di CO2. E ha deciso di occuparsene. È un fatto che gli Stati Uniti, responsabili di circa il 36 per cento delle emissioni mondiali di CO2, non hanno mai ratificato il Protocollo di Kyoto. È un fatto che la Russia ha ratificato il protocollo di Kyoto solo nel 2005, rendendolo di fatto vigente da allora, dopo un forte negoziato con l’Europa alla ricerca di vantaggi economici. È un fatto che, nonostante tanti annunci, l’obiettivo di contenimento dei 2 °C è ancora lungi dall’essere raggiunto specie in assenza di misure contenitive per le emissioni dei cosiddetti Paesi emergenti.



Accanto a questi elementi, considerati da più parti fatti oggettivi, vi sono alcuni elementi che lasciano perplessi perché sembrano per lo più slogan pubblicitari che reali volontà attuative. È infatti degli ultimi giorni l’annuncio che l’amministrazione Obama ha presentato una bozza di Piano sul Clima, che prevede la riduzione delle emissioni di gas serra del 28 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025.[...]

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