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Moebius, l’energia e Zio Nicola Stampa E-mail

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di Nino Di Franco

                 
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Dopo i dialoghi immaginari dello scorso numero, questa volta... è la volta di un breve racconto. Ovvero, di una fanta-storia dell’energia (nucleare) condensata in 20.000 caratteri. L’autore è Nino Di Franco, che ha svestito per l’occasione i panni di direttore dell’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica all’ENEA.
Come si scriveva nei titoli di coda dei film di una volta, Ogni riferimento a persone esistenti
o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
. Anche i termini fisici sono di pura fantasia: l’acqua positronica, la radiazione sigma, il miosone e tuone, eccetera. L’attività iota non esiste, ma esiste l’effetto Stroop in psicologia sperimentale. È un effetto talmente peculiare che l’autore non ha potuto fare a meno di includerlo!
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Luglio 2031. In un blocco per appunti trovato in un classificatore nei sotterranei dell’Agenzia...


11 marzo 1986 Quel Minutolo è un deficiente. Alla conferenza Nuclear Perspectives dimostravo che senza atomo non c’è sviluppo, ma lui m’interrompe e blatera che gigantismo e radioattività hanno già condannato il nucleare. È un pazzo. Hanno appena approvato il piano delle nove centrali a filiera unica che ci libererà dalla tirannia del petrolio, e circola ancora questo chiacchiericcio sterile.


14 marzo 1986 M. mi perseguita anche alle riunioni sul budget. Avevo chiesto un aumento da dieci a quindici miliardi: gli esperimenti sui noccioli a reattività positronica costano. M. mi ha boicottato in ogni modo e alla fine mi hanno concesso solo dodici miliardi, ma ne chiederò conto in presidenza. Vogliamo competere con gli USA o col Mali? Il presidente è un uomo di buon senso.


20 marzo 1986 Quindici dovevano essere e quindici sono stati.


23 marzo 1986 Invitato ad una tavola rotonda in TV, con giornalisti e politici. La stessa sera sono però a Milwaukee per un contratto su nuovi moderatori a struttura cristallino-isomerizzata. Al diavolo il contratto, mi faccio sostituire e vado in TV.


2 aprile 1986 M. è troppo insignificante e non è stato invitato in TV, ma è subdolo e ha preparato lui le domande al giornalista sugli effetti mutageni delle scorie. All’inizio rispondo, alla fine mi lascio andare.
Quantifichiamo i danni del nucleare - dico - qualche decina di morti l’anno, un milionesimo rispetto ai morti sulle strade e da alcool. E allora! Nell’incidente più grave finora a Three Mile Island il contenitore ha retto, è fuoriuscita una quantità minima di cesio, nessun morto. Il petrolio, quando finirà, non lo potremo più rifabbricare; invece l’uranio fa parte della miscela di elementi che ha originato la Terra, e seppur in tracce è presente ovunque, inesauribile. Quanto costerebbe estrarlo? Pochissimo, perché nel ciclo nucleare è la centrale che costa tanto, il combustibile costa nulla. Se una centrale elettrica ha bisogno di un fiume di petrolio, una centrale nucleare ha bisogno di un paio di container di uranio arricchito all’anno.
“Ma la radioattività è pericolosa!”
Certo, è da irresponsabili negarlo. Ma l’alternativa è un mondo senza energia. Un giorno una compagnia petrolifera dichiarerà: È finito il petrolio. Che succede? Crollano le borse, milioni di lavoratori in strada, il caos. Dalle raffinerie niente più benzina, gasolio, kerosene. Fabbriche e centrali elettriche ferme. Vetture rimaste senza carburante abbandonate per strada. Grattacieli inagibili senza più ascensori né condizionamento. Negli ospedali le macchine salvavita si spengono una dopo l’altra, insieme alla vita di chi vi era attaccato. Nelle città non arrivano più le merci, niente acqua dai rubinetti, bus, metro e treni fermi. L’apocalisse. La popolazione mondiale si dimezza in un anno e poi ancora, fino ad arrivare alla densità del Medio Evo. Senza energia non si lavora, non si mangia, non si viaggia, non si vive.
L’energia non è un bene come gli altri: un coltello taglia una fetta di torta, ma poi può tagliare ancora una bistecca e poi affettare una patata. Idem per un martello, un cavatappi, una penna. Invece l’energia, una volta utilizzata, si degrada e non è più possibile usarla una seconda volta come un vestito o una sedia che sono sempre lì a disposizione. Quando finisce il petrolio sarà inutile accaparrare benzina perché alla prima accensione la benzina brucia e scompare, e non può più essere rigenerata, e la macchina si ferma per sempre. Questo succederà se non svincoliamo l’umanità dal petrolio. E il nucleare è l’unica opzione seria, l’unica energia che può essere prodotta nelle condizioni di quantità e sicurezza che il mondo chiederà!

Ho taciuto, sono seguiti momenti di silenzio sospeso. Nessuno ha osato agganciarsi alla mia tirata, e il conduttore ha chiuso: Dunque possiamo guardare al futuro con ottimismo. Grazie ingegner Leone. [...]

©nuovaenergia

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