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Nucleare, né addio né Rinascimento Stampa E-mail
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di Ugo Farinelli



Ogni anno l’International Energy Agency (IEA) di Parigi pubblica un volume dal titolo World Energy Outlook (WEO) che riassume un po’ tutte le considerazioni emerse da un anno di lavoro dell’Agenzia, un osservatorio particolarmente attento e qualificato sul panorama energetico internazionale. In questo volume, dove ritroviamo previsioni e analisi, commenti e spiegazioni, vi sono poi ogni anno due capitoli che potremmo considerare inserti monografici, uno focalizzato su un’area geografica, l’altro su una famiglia di tecnologie. Il WEO-2014 ha scelto come fuoco l’Africa (più precisamente l’Africa subsahariana, di cui abbiamo già riferito nel numero scorso di Nuova Energia,) e come approfondimento tecnico le tecnologie nucleari, sulle quali faremo qui qualche commento.



Non c’è nell’analisi della IEA né una liquidazione sommaria del nucleare dopo l’incidente di Fukushima-Daiichi (11 marzo 2011), né un presagio di un Rinascimento Nucleare come altri vorrebbero; c’è però una visione non limitata all’Europa o ai soli Paesi industriali: anche qui, come in tanti altri settori energetici, l’attenzione si sposta sui nuovi protagonisti, sui Paesi emergenti, sulle loro scelte pilotate o imposte da condizioni molto diverse dalle nostre.
I Paesi industrializzati (cioè quelli che fanno parte dell’OECD) sono di fronte a un eccesso di offerta di elettricità, dal momento che la domanda è stagnante a causa della crisi economica, mentre entrano in funzione centrali decise in momenti di espansione del mercato. Ci troviamo così in una situazione di impianti molto moderni ed efficienti (per lo più centrali a gas naturale e ciclo combinato) che funzionano per una frazione molto modesta del tempo (spesso 2.000 ore o meno l’anno) e stentano quindi a recuperare gli investimenti. Di tutto abbiamo bisogno fuorché dell’aumento dell’offerta con ulteriori contributi di fonti come il nucleare che hanno bisogno di funzionare a tavoletta per avere qualche giustificazione economica.
In queste condizioni, le preoccupazioni sono aumentate dalle mediocri performance degli impianti nucleari attualmente in costruzione, che mostrano una pericolosa tendenza ad accumulare ritardi nel raggiungimento delle tappe intermedie, e ad un aumento se non incontrollato certamente pericoloso dei costi di costruzione rispetto ai preventivi. In queste condizioni si comprende il limitato ruolo affidato al nucleare nei programmi energetici della maggior parte dei Paesi OECD, compresi quelli come Francia, Belgio, Svizzera, che non avevano mostrato particolari preoccupazioni per gli aspetti di sicurezza o di accettabilità sociale.[...]

©nuovaenergia

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