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Un 2015 con le due E Stampa E-mail
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di Vittorio D’Ermo





Il 2014 era iniziato con prezzi del petrolio su livelli molto elevati, sostenuti dalle crisi geopolitiche che si sono andate sviluppando nell’Europa dell’Est e in Medio Oriente, con conseguente aumento delle tensioni internazionali. Queste ultime hanno però inciso sui prezzi del petrolio solo nella prima parte dell’anno, segnando una netta frattura con il recente passato, caratterizzato da una forte correlazione tra prezzi del greggio e crisi internazionali.
L’eccezionale aumento della produzione americana con il supporto delle nuove tecnologie e l’atteggiamento dei Paesi OPEC, che non hanno praticato alcun taglio, hanno favorito infatti il formarsi di un surplus di offerta che si è andato ingigantendo con il passare dei mesi. Questa nuova e inedita connotazione del mercato petrolifero ha spinto i prezzi del greggio su un ripido sentiero di discesa che non ha trovato punti di appiglio per una inversione di tendenza, anche quando le tensioni internazionali hanno raggiunto livelli d’allarme.



Questo cambiamento radicale, dopo anni di lamentazioni contro il caro petrolio - individuato come uno dei principali fattori della scarsa competitività dell’Europa in generale, e dell’Italia in particolare - non è stato finora accolto con la dovuta attenzione.
Certamente in un Paese come l’Italia, dove la fiscalità sull’energia pesa in misura superiore all’onere per le importazioni di fonti energetiche, i ribassi della materia prima si sono trasferiti solo in parte sui prezzi finali e hanno quindi attirato poco l’attenzione dei mezzi di informazione. Al contrario, in alcune analisi la riduzione dei prezzi del petrolio è stata additata come una delle cause dei fenomeni di incertezza e di instabilità che hanno interessato i mercati finanziari negli ultimi mesi. In effetti, il nuovo contro-shock petrolifero sta ponendo seri problemi... [...].

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