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Rifiuti urbani in Italia? Urge “trattamento” con buon senso Stampa E-mail
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di Chicco Testa | Presidente Assoelettrica





Questa tribuna su Nuova Energia, che spero di occupare con merito, è stata finora prevalentemente dedicata a mettere in luce le storture, i paradossi, le follie che si annidano e che spesso danneggiano il sistema elettrico italiano, dagli oneri che gravano in bolletta agli astrusi meccanismi di formazione dei prezzi finali al consumatore, dalle litanie dei no a tutto e alle stratificazioni normative incomprensibili e inattuabili. Questa volta vorrei cambiare argomento e occuparmi di rifiuti, in particolare di rifiuti solidi urbani, perché si tratta forse del più drammatico dei paradossi italiani. Tanto che per comprenderlo a fondo bisognerebbe forse disturbare la psicanalisi.


Per tutti i Paesi europei, soprattutto quelli a Nord del Continente, i rifiuti domestici sono un problema, certamente, ma perfettamente risolvibile. Basta considerarli una risorsa e non una vergogna; basta utilizzarli con intelligenza, recuperando la massima parte di ciò che è davvero riciclabile e sfruttando il rimanente per produrre energia, e non spedirli imballati per bene nel Nord Europa, dove a caro prezzo vengono, appunto, utilizzati con intelligenza.
Da Firenze in giù mancano impianti di termovalorizzazione (che poi, chiamiamoli con il loro nome: inceneritori!), le discariche sono colme, ma non si fanno nuovi impianti e si continua così a favorire il sistema delle mafie locali dei rifiuti. Da Firenze in su le cose vanno certamente meglio, ma comunque il sistema è sempre ad un passo dalla saturazione.


Se ne discute, spesso a sproposito, da almeno 30 anni, come se fosse una questione ideologica, quando invece è soltanto una questione di buona amministrazione quotidiana. Buona amministrazione che spacca il Paese in due, lasciando il solito Lazio e la Capitale nell’incerto equilibrio che divide il Nord dal Sud. Vale la pena, per capirsi meglio, di affidarsi ai numeri, scoprendo che c’è anche qualche mito da sfatare. [...]

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