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Profumo: “Multiutility con molta innovazione” Stampa E-mail

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di Davide Canevari


Le utility italiane devono cambiare pelle! Niente da eccepire; alla prova dei fatti - e della perdurante congiuntura - questa frase sembra quasi un’ovvietà. Già, ma come? Muovendosi in quale direzione? Con quali obiettivi? La questione diventa più complessa e le risposte non sono più unanimi e allineate.

Francesco Profumo

Nuova Energia ha voluto approfondire il punto di vista di Francesco Profumo, in qualità di presidente Iren. “Le condizioni di mercato sono radicalmente cambiate nel corso degli ultimi anni; il perimetro del business tradizionale, per le utility si è fortemente ristretto e con ogni probabilità tenderà nel futuro a restringersi ulteriormente. Non credo sia pensabile una inversione di tendenza negli anni a venire. Proprio da questa consapevolezza dobbiamo ripartire per delineare nuovi modelli di business, per creare aziende più efficienti, per focalizzarci meglio sul servizio ai cittadini”
.



Sono stati, dunque, i quattro pilastri tradizionali di una multiutility - energia elettrica, ambiente, acqua e gas - a cambiare pelle per primi. Ci racconta in estrema sintesi cosa è successo?
**Nel caso dell’energia elettrica la riduzione dei consumi, drastica, è stata l’effetto combinato della crisi economica e delle politiche di efficientamento. Lo sviluppo delle rinnovabili ha rappresentato un secondo elemento di discontinuità: ha avuto molti meriti, ma anche l’effetto di penalizzare i cospicui investimenti fatti nel decennio precedente sui cicli combinati a gas.
Nello stesso tempo, si è avuta una riduzione dei costi del kWh, come testimoniato dal ribasso del PUN. Tutto ciò ha inevitabilmente causato una profonda alterazione delle precedenti condizioni di mercato.



Capitolo rifiuti...
**Elementi pur diversi hanno condotto, anche in questo caso, al medesimo risultato. La contrazione dei consumi delle famiglie ha portato a una riduzione della produzione di rifiuti e a un cambiamento della loro composizione media (per esempio, con una riduzione degli imballaggi ad elevato potere calorifIico); in più c’è stato lo sviluppo e la diffusione della raccolta differenziata. Un terzo elemento è l’accresciuta percezione da parte dei cittadini del problema rifiuti e il diffondersi di comportamenti più sensibili e responsabili.
Quelli citati in precedenza - sia chiaro! - sono tutti fattori positivi, che hanno però inciso sulle logiche tradizionali di gestione dei rifiuti. Anche in questo caso, quindi, le utility si sono trovate di fronte a una riduzione dei tradizionali perimetri di business.



Chiudiamo il cerchio con gas e acqua.
**Sul primo tema la situazione è condizionata dalle gare per l’affidamento dei servizi di distribuzione - che dovranno essere fatte o che sono in corso - con una ridefinizione degli Ambiti Territoriali che potrebbe mettere fuori gioco le realtà di minori dimensioni. Senza contare il calo dei consumi per le difficili condizioni economiche.
Quanto all’acqua, nel post referendum l’attenzione dei cittadini per questa commodity è fortemente cresciuta. Nel frattempo appare ormai inderogabile un piano di investimenti in infrastrutture stimato in 60 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. Vuol dire, in media, dover investire 2 miliardi/ anno quando i ricavi complessivi del settore idrico in Italia sono pari a 6 miliardi di euro/anno, le tariffe sono tra le più basse d’Europa, i consumi medi equivalenti per cittadino sono circa il doppio dello standard europeo (400 litri/giorno rispetto ai 200 litri/giorno). In aggiunta, resta il problema della depurazione delle acque. La situazione italiana è diventata esplosiva anche in sede europea. [...]

©nuovaenergia

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