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Gli scenari energetici fanno i conti con lo shale gas Stampa E-mail
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di Davide Canevari



Parlando di shale gas, prevalgono i rischi o le opportunità? A questa domanda verrebbe la tentazione di rispondere così: dipende da quale sponda dell’Atlantico si guarda al problema!
L’Europa, infatti, sembra propendere nettamente per la prima delle due posizioni; mentre l’America sembra lanciata... a tutto shale. La realtà, come spesso succede, è un poco più complessa e le posizioni non sono così nettamente definite e separate.
Per approfondire il tema Nuova Energia ha incontrato Alessandro Clerici (presidente onorario di WEC Italia e chairman 2010/2013 del Gruppo di Studio internazionale Risorse Energetiche Mondiali del WEC)
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Partiamo proprio dagli States...
**Di fatto gli USA sono oggi gli unici grandi produttori di shale gas a livello mondiale. Negli States si è passati da una produzione di 59 miliardi di metri cubi del 2008 ai 250 miliardi di metri cubi del 2012, con un’incidenza dello shale gas sulla produzione totale di gas che ha raggiunto il 36 per cento. Entro il 2030 la quota dello shale gas è prevista salire fino al 46 per cento.
Tale immissione di gas sul mercato ha portato il prezzo del gas naturale negli Stati Uniti a circa 3 dollari/MBTU, meno di un terzo del prezzo del gas in Europa e meno di un quinto di quello in Giappone. Ampie e immediate conseguenze ci sono state anche in merito al mix di generazione elettrica, e non solo negli USA.


Vediamole nel dettaglio.
Negli Stato Uniti il gas ha aumentato drasticamente la propria quota mercato nella produzione di elettricità, passando dal 16 per cento (anno 2000) al 31 per cento (2012). Chi ne ha pagato le spese è stato il carbone che è sceso dal 52 al 36 per cento di share. Solo nel 2013 si è verificata una parziale inversione di rotta, con il carbone risalito al 39 per cento e il gas sceso al 28. In ogni caso, la riduzione di consumi di carbone negli Stati Uniti ha provocato una forte immissione di carbone US sul mercato mondiale, riducendone i prezzi. E non è tutto. Il gas a basso costo ha portato a prezzi del MWh prodotto vicini alla soglia dei 30 dollari e ha praticamente ucciso il nucleare, ponendo anche problemi di competitività alle rinnovabili.
Al momento non sono ancora prevedibili i volumi di gas (e i relativi valori) potenzialmente destinati alle esportazioni e comunque non sembrano tali da poter contribuire ad un sostanziale allineamento nelle varie aree mondiali dei prezzi del gas, considerando anche i costi associati alla filiera liquefazione-trasporto-rigassificazione. [...]

©nuovaenergia

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