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La Merkel non mette il freno ale emissioni delle "sue" auto Stampa E-mail

di Laura Riente

Nell’ormai lontano 1998 i principali produttori mondiali di automobili si erano seduti attorno a un tavolo con l’obiettivo di ridurre le emissioni dei veicoli da loro venduti sul mercato europeo. Da quell’incontro era emerso un impegno (rigorosamente volontario, quindi informale e non vincolante) a ridurre le emissioni medie entro la soglia dei 140 gCO2/km. Una riduzione ambiziosa (attorno al 25 per cento rispetto ai livelli di partenza). Proprio per questo era stato previsto un orizzonte temporale sufficientemente ampio per potersi adeguare: dieci anni per gli europei e undici per le marche asiatiche. Siamo al 2007 e ci troviamo quella scadenza temporale che - in un primo tempo sembrava così remota - dietro l ’angolo. Realisticamente irraggiungibile per la quasi totalità dei produttori (vedi Nuova Energia, numero 6-2006 Verso un mercato delle emissioni nel settore trasporti?). A questo punto, molte speranze per un definitivo cambio di rotta sembravano affidate proprio alla Germania...

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