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Petrolio in crisi geopolitica Stampa E-mail

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di Vittorio D’Ermo


Mentre il contrasto tra Russia e Ucraina continua tra alti e bassi, il mese di giugno è stato caratterizzato dall’emergere di un nuovo gravissimo focolaio di crisi in un Paese di grande rilievo strategico ma caratterizzato da forte instabilità dopo la conclusione della guerra contro Saddam Hussein, più di dieci anni fa. Una delle più grandi sfide dell’Amministrazione americana dopo l’invasione dell’Iraq era stata quella di costituire un governo rappresentativo di un Paese sempre diviso in tre principali gruppi etnici e religiosi, oltre il gruppo minoritario dei cristiani.


Il lungo periodo dell’occupazione americana è stato però contraddistinto, oltre che dalla resistenza di alcuni esponenti del passato regime, dall’esplosione di forti e sanguinosi contrasti tra la componente sunnita, da cui proveniva Saddam Hussein, e quella sciita, perseguitata dal passato regime, e infine quella curda, oggetto di crudeli repressioni e alla ricerca di qualche forma di indipendenza. Questo periodo si è protratto per lunghi anni, spostando nel tempo la fine dell’occupazione americana nonostante la cessione di alcuni poteri a governi provvisori. Solo nel 2005 è stato possibile approvare una nuova costituzione, in base alla quale è stata eletta una nuova Assemblea Nazionale.


Nell’anno seguente è stato eletto un nuovo governo, frutto di difficili compromessi tra le parti e comunque con un forte peso della maggioritaria componente sciita che ha espresso anche il primo ministro Nuri al Maliky, ancora in carica ma in attesa di conferma dal nuovo Parlamento. Su questo instabile equilibrio ha cominciato a pesare da qualche anno la crisi siriana. Molti gruppi islamici operanti in quel Paese hanno trovato appoggio e sostegno da parte di analoghe formazioni operanti in Iraq.[...]

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