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Moresco: “Molte sfide da vincere con l’innovazione” Stampa E-mail
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INTERVISTA AL RESPONSABILE BUSINESS UNIT POWER GENERATION - ABB ITALIA


di Davide Canevari

             
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Italian utilities, especially those whose installed capacity relies heavily on conventional power plants, are going through some really hard times. Consequently, the entire energy supply chain - technology suppliers, first - seems to be affected by a deep crisis whose remedy is far from easy.
However, Danilo Moresco - manager of the Power Generation Business Unit of ABB Italia - thinks that there are opportunities out there. “Many areas in the world are buzzing with activities, BRICS countries are no longer the only ones. I am thinking about Africa (Egypt, Algeria, Zimbabwe, Zambia, …), the Middle East, South America. These countries are pretty interesting for Italy in that our country now has EPCs - Engineering, procurement and construction contractors - whose business is developing mostly on foreign markets”.
“As for Europe - he added - Spain, Germany, France and UK are still pretty dynamic. More in general, decommissioning is an interesting trend for all those countries that used to develop nuclear energy generation in the past; in that field, the Italian know-how could definitely rank very well”.
And what about Italy in particular? “There is still a lot of work to be done on revamping, starting with the hydropower sector. But we also have servicing activities, evolutionary maintenance, the enhancement of safety parameters, activities related to performance monitoring and the extension of the useful life of components. The secondary photovoltaic market is another attractive field”.
That is the opportunity-rich playing field where ABB wants to be a top player. “Simply stating that we strongly believe in the energy market may sound trivial; so, I would add that we are increasingly investing in R&D and new technologies. And we are doing so by keeping Italy as one of our global points of reference”.
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Il mondo dell’energia sta attraversando una fase di cambiamento senza precedenti: si vanno affermando nuove tecnologie, le fonti non convenzionali guadagnano spazio nel contesto globale, gli equilibri geopolitici stanno radicalmente mutando, la figura del prosumer sta sempre più affiancandosi a quella del consumatore tradizionale...
Sembrerebbe, dunque, una fase di grandissime opportunità. Eppure, per lo meno nel contesto nazionale, il settore - dai fornitori di tecnologia ai produttori e distributori - sembra anche vivere una crisi profonda e di difficile soluzione. Come si spiega questa (apparente) contraddizione?


Nuova Energia inizia proprio da queste considerazioni l’incontro con Danilo Moresco, responsabile Business Unit Power Generation di ABB Italia. “L’attuale situazione nazionale - esordisce Moresco - è innegabilmente influenzata dalla politica energetica che ha contraddistinto gli ultimi decenni; un percorso che non sempre è stato chiaro e lineare. Basti ricordare che solo di recente c’è stato un tentativo di Piano energetico nazionale...


Il mercato ha quindi sempre funzionato a corrente alternata: prima puntando tutto sulle centrali termiche tradizionali, poi cavalcando il filone dei cicli combinati a gas naturale, per inaugurare subito dopo la stagione dei vari conti energia con i rispettivi programmi di incentivazione”.



Da un certo punto di vista questa è stata una esperienza interessante...

**Vero, e per alcuni versi anche positiva, in quanto ha favorito l’emergere di nuove tecnologie e soluzioni e ha permesso all’Italia di fare scuola nei confronti degli altri Paesi europei cimentandosi su un mix energetico completo.



E dall’altro punto di vista?
**Tutto ciò ha moltiplicato la base installata, portando il sistema energetico in una situazione di overcapacity; già in un contesto normale e a maggior ragione in una fase di crisi e di contrazione dei consumi. Gli impianti a ciclo combinato hanno finito così per funzionare - nella migliore delle ipotesi - un numero di ore annuo pari ad un terzo dei valori di progetto. Le utility, in particolare quelle che oggi hanno un parco installato con un’elevata percentuale di centrali tradizionali, si sono trovate quindi in forte difficoltà.



E questo ha per molti versi ingessato l’intera filiera energetica.
** Partendo da queste considerazioni occorre, dunque, una nuova fase di investimenti per far sì che la tecnologia (che è in grado di farlo!) possa riequilibrare la situazione che si è venuta a creare.



Dove vede spazi di intervento?
**Partendo dalla power generation, non penso che al momento ci siano grandi spazi per la realizzazione di impianti ex novo. Ma questo è solo uno dei molteplici aspetti. Certamente c’è molto da fare in termini di revamping, a partire dal settore idroelettrico. E poi: attività di service, di manutenzione evolutiva, di miglioramento dei parametri di sicurezza, di monitoraggio delle performance, di allungamento della vita utile degli impianti.
Altro ambito che potrebbe avere ampi margini di crescita è quello delle infrastrutture energy related. Penso a soggetti quali aeroporti, porti, complessi ospedalieri, industrie, interessati a una migliore gestione del proprio portafoglio energetico. Questo significa poter ottimizzare il rapporto tra l’autoproduzione (spesso, ma non necessariamente, da fonti rinnovabili non programmabili), i profili di consumo, lo scambio con la rete. In teoria il lavoro non manca di certo...



Proviamo ad allargare lo sguardo oltre i nostri confini. Parlando di power generation, davvero i nuovi investimenti riguarderanno solo l’area BRICS?
**Anche per quella che è la nostra esperienza diretta come ABB Italia, sono molto più ampie e numerose le aree in fermento. Cito, ad esempio, l’Africa (Egitto, Algeria, Zimbabwe, Zambia, …), il Medio Oriente, il Sud America; e non solo per quanto riguarda le fonti tradizionali. Si tratta di Paesi particolarmente interessanti per l’Italia proprio perché nel nostro Paese ci sono EPC (Engineering, procurement and construction) contractor che ormai sviluppano sui mercati esteri la maggior parte del loro business.



E per quanto riguarda l’Europa?
** La situazione è molto diversificata. La Spagna sta certamente soffrendo per un mercato interno debole. Ma, come nel caso dell’Italia, sta sviluppando in qualità di EPC grandi progetti all’estero, in particolare nel Far East e nel Sud America. La Francia sta lavorando su un ambizioso progetto di sviluppo del carbone, con unità da 600 MW e tecnologie innovative a basso impatto ambientale. La Germania è stata brava a muoversi in anticipo, sviluppando un quadro normativo che ha favorito l’ottimizzazione della gestione del mix energetico (rinnovabili da una parte, fonti tradizionali dall’altra) ed ora sta avendo interessanti sviluppi nell’ambito delle micro-reti e dei cosiddetti “virtual power plant”. Inoltre, può ancora spingere sull’acceleratore delle rinnovabili in termini di efficientamento, automazione, revamping degli impianti. La UK sembra essere particolarmente attiva sul fronte fotovoltaico.
Più in generale, un filone tra i più interessanti per tutti quei Paesi che in passato hanno sviluppato la generazione da fonte nucleare è il discorso del decommissioning. Un tema che potrebbe vedere il know-how italiano in ottima posizione.



E per quanto riguarda le nazioni dell’Est?
**Abbiamo di recente partecipato ad un’iniziativa Anie volta a diffondere l’approccio innovativo all’’efficienza energetica e alle tecnologie per l’’introduzione delle rinnovabili anche ai Paesi emergenti dell’Est Europeo (Bosnia Erzegovina, Croazia e Slovenia) con buone prospettive di sviluppo nel medio periodo.…


Quindi, tutto si può dire del comparto power su scala mondiale, tranne che sia un settore in letargo... Ma torniamo in Italia: a quali condizioni, secondo lei, le rinnovabili potrebbero vivere una seconda giovinezza?
**Un settore interessante è quello del mercato secondario del fotovoltaico (e vale anche per l’eolico), ovvero dell’acquisizione di impianti esistenti da parte di investitori. I quali, naturalmente, sono interessati a conoscere e certificare le prestazioni attuali, in primis, e a valutare poi possibili interventi di efficientamento e monitoraggio delle performance.
Un campo nel quale l’innovazione tecnologica può fare la differenza. C’è un’altra promettente linea di sviluppo: il più delle volte un investitore puro non ha la possibilità o la competenza per gestire in proprio un impianto; deve quindi appoggiarsi ad attività di service O&M.



È azzardato dire che in 5 anni, vista l’evoluzione tecnologica in atto, un parco fotovoltaico o una wind farm possono già essere considerati “superati”?
**Forse è un po’ eccessivo. Vero è che non occorre far passare 20 anni per giustificare un investimento di aggiornamento o miglioramento che possa dare risultati tangibili.



Il mondo dell’energia ci ha abituato, anche in passato, a improvvisi picchi di interesse per alcune tecnologie e ad altrettanto improvvise uscite di scena. Che fine ha fatto, per esempio, la carbon sequestration?
**Su questa tecnologia come ABB abbiamo un’esperienza interessante. Proprio a Genova abbiamo collaborato inoltre a un Dottorato di Ricerca triennale sul tema della “Carbon Capture, Storage and Sequestration”. Significa che qualcuno ci crede, concretamente. Tanto da promuovere ricerche di carattere innovativo e poter formare risorse di elevata qualificazione. È comunque vero che, su scala internazionale, sul tema in questione c’è stato un certo raffreddamento...



Cosa le fa pensare che le smart grid (e più in generale le tecnologie targate come smart) possano avere un diverso destino?

**Perché c’è un concreto cambiamento in atto, che nasce da una situazione e da specifiche esigenze altrettanto concrete e visibili. Non è un semplice auspicio o una proiezione futuribile. La generazione distribuita, l’apporto crescente delle fonti rinnovabili discontinue, la necessità di un dialogo sempre più stretto con le fonti tradizionali, il graduale ma costante affermarsi della mobilità elettrica, sono già una realtà. La rete attuale deve quindi evolvere; non può farne a meno. Non si tratta di prefigurare un futuro scenario di lungo periodo, ma di ripensare oggi stesso i vecchi modelli energetici, lungo tutta la filiera dalla generazione al consumo.



Molti tra gli esperti del settore energia affermano che le utility in questa fase del mercato sono troppo conservative, rappresentando così un freno alla possibile diffusione di nuovi modelli di business energetico, non solo in Italia ma più in generale in tutta Europa. Che cosa ne pensa?
**È inevitabile. Anche a seguito di quanto detto in precedenza, le utility dovranno accelerare il processo di cambiamento; dovranno offrire nuovi servizi accessori, perché certo non potranno vivere solo in termini di generazione così come poteva essere intesa dieci anni or sono. Il problema è che in questo momento stanno subendo la difficile situazione generale (specie quelle che hanno un mix sbilanciato), dovendo fare i conti con utiliuna pesante riduzione della redditività. Quindi, per forza di cose, hanno minori margini per investire. Non è una sfida facile, ma certo nessuno può illudersi di continuare a lavorare come faceva nei primissimi anni del ventunesimo secolo.



Quali sono, a suo avviso, le reali opportunità di investimento in efficienza energetica in un Paese come l’Italia e più in generale in Europa?
**Il tema è molto vasto. Ancora una volta parte dalla generazione e poi investe l’intera filiera energetica. Tanto si è detto e scritto sull’argomento e quindi vorrei limitarmi a evidenziare una esperienza - e una possibile strada - alternativa. Mi riferisco al progetto Lighthouse del Comune di Genova, che potrebbe includere, tra gli altri, anche interventi di efficientamento e di teleriscaldamento in aree industriali dismesse o inutilizzate. La sua peculiarità è quella di puntare alla riqualificazione di una porzione di territorio con tecnologie fortemente innovative; quindi di realizzare una sorta di laboratorio concreto che poi potrà fare scuola anche su scale maggiori in altre aree urbane residenziali o industriali, distretti, aeroporti (che a tutti gli effetti oggi possono essere considerati alla stregua di una città).



Dunque, potrebbe essere questa l’innovazione: l’efficientamento di una ben definita porzione di territorio come caso studio replicabile.
**Sì, con un vantaggio in più. Con questo approccio si potrà avere a che fare con un singolo interlocutore ben preciso. Cosa che è certamente più difficile se il soggetto è una intera città.



Perché ancora oggi si fa così fatica a convincere il mondo industriale del ruolo che può giocare l’efficienza e dei tempi di ritorno degli investimenti che, spesso, si misurano davvero in pochi anni?
**Ci sono sicuramente rigidità di tipo culturale e anche organizzativo; in parte però superate dall’affermarsi, negli ambiti industriali di maggiori dimensioni, di figure specifiche quali l’energy manager. La verità è che il comparto produttivo ha risentito in maniera particolarmente severa della crisi e sta vivendo un difficile momento di transizione.
Sicuramente, in proiezione futura, l’attenzione per l’efficienza non potrà che crescere. ABB è convinta della trasversalità dell’’efficienza energetica e della possibilità di avere un ritorno economico significativo con investimenti contenuti.
L’Energy Efficiency Award tenutosi lo scorso maggio ne è una viva testimonianza, oltre che l’’occasione per discutere di trend globali con gli esperti di settore. A conferma della mia affermazione, mi piace citare il recente Report presentato da ABB nel quale emerge che il 77 per cento dei produttori afferma che l’efficienza energetica sarà un fattore critico di successo fondamentale per la propria redditività nei prossimi 20 anni, per via della volatilità dei prezzi dell’energia e le preoccupazioni relative alla sicurezza del suo approvvigionamento.



Domanda maliziosa: tutto ciò grazie anche al venir meno di incentivi troppo robusti alle rinnovabili? In molti, negli anni scorsi, hanno visto proprio nelle FER il più temibile concorrente dell’efficienza. Chiunque avesse un capannone trovava così allettante riempirlo di pannelli da non pensare a una qualsiasi altra alternativa...
**Ammesso che in passato siano stati nemici, potrebbero ora diventare preziosi alleati. Forse fino a ieri era sufficiente installare un impianto FV, grazie alla generosità dei finanziamenti disponibili. Ora è indispensabile ottimizzare la gestione degli impianti e avere profili di produzione/ consumo sempre più efficienti.



Come sta vivendo tutte queste sfide una realtà multinazionale di punta quale è ABB?
**Affermare semplicemente che “crediamo fermamente nelle opportunità del mercato energetico” potrebbe essere scontato e un po’ banale. E allora, aggiungo che stiamo investendo sempre di più in R&S e nelle nuove tecnologie. E lo stiamo facendo avendo nell’Italia uno dei punti di riferimento a livello planetario. Proprio Genova ospita il centro di competenze mondiali per quanto riguarda l’automazione della generazione di energia e del settore dell’acqua, le micro reti e le rinnovabili con oltre 50 ricercatori dedicati. Altro campo che ci vede protagonisti è quello delle macchine rotanti. Per questo a fine giugno abbiamo inaugurato un nuovo laboratorio per la R&S su turbogas e turbine a vapore.

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