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di Federico Santi


Il 28 maggio 2014 la Commissione Europea ha pubblicato la Comunicazione al Parlamento e al Consiglio Europeo European Energy Security Strategy. L’importanza dei temi trattati, a prescindere dagli effetti concreti che tale comunicazione riuscirà a sortire, merita senz’altro un commento, anche in vista del prossimo semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Il documento parte dalla solita considerazione legata alle importazioni di energia dell’UE, che superano il 53 per cento dei consumi. In particolare, la dipendenza energetica dalle importazioni è ben più grave nel settore petrolifero (90 per cento) e in minor misura in quello del gas naturale (66 per cento), piuttosto che per il carbone (42 per cento) e il combustibile nucleare (40 per cento). Oltre un miliardo di euro al giorno (!) è il flusso di denaro che esce dall’UE per gli acquisti dell’energia: circa un quinto del valore complessivo delle importazioni UE di beni e servizi.


La Commissione introduce questo elemento insieme alla considerazione che, dalle crisi petrolifere degli anni ‘70 ad oggi, i cittadini europei non hanno mai subito shortage energetici significativi, a testimonianza della bontà delle politiche energetiche degli Stati membri rispetto alla sicurezza degli approvvigionamenti. Tuttavia, le interruzioni nelle forniture invernali di gas tra il 2006 e il 2009 hanno evidenziato una vulnerabilità dell’UE agli shock energetici esterni, per cui il cuore della strategia europea per la sicurezza energetica resta basato su due elementi essenziali: promuovere la resilienza rispetto agi shock esterni (breve termine) e ridurre la dipendenza da particolari fonti/fornitori/percorsi (lungo termine).


Inutile girarci intorno: già nella prima pagina del documento, la parola “Russia” compare tre volte ed è l’unica nazione ivi menzionata, insieme alle tre Repubbliche baltiche. Sei Stati Membri hanno la Russia come unico fornitore di gas; nel 2013 le forniture russe hanno coperto il 39 per cento delle importazioni europee complessive di gas, ovvero il 27 per cento del consumo europeo interno; i maggiori volumi del gas russo esportato in Europa vanno alla Germania e all’Italia. Il documento si incentra essenzialmente su questo: gas/Russia (con un cenno ai non trascurabili 100 miliardi di euro/anno che dall’UE vanno in Russia per la copertura di oltre un terzo del fabbisogno petrolifero europeo). C’è però un dato che il documento mescola agli altri sopra ricordati e che invece andrebbe tenuto ben in evidenza: il 71 per cento delle esportazioni di gas della Russia finiscono in Europa. Torneremo sull’argomento. [...]

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