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PAUSA-ENERGIA
 
Mercato allargato, cos’è cambiato e cambiamenti in vista Stampa E-mail
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di Dario Cozzi

             
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Lo
European Energy Workshop è l’appuntamento annuale di Axpo al quale sono invitate le maggiori
aziende europee consumatrici e i produttori indipendenti
del continente. L’iniziativa vede la partecipazione di esperti internazionali per la parte dedicata agli scenari europei
e di esperti del mercato nazionale che ospita l’evento. Quest’anno la scelta di
Istanbul è stata dettata dall’attenzione crescente verso questo Paese, tra i principali partner commerciali dell’Unione e naturale collegamento
con le nazioni produttrici di idrocarburi nel Medio Oriente.
Il potenziale del Paese è già da tempo evidente a molti Gruppi europei che hanno
delocalizzato parte delle loro attività produttive, mentre lo sviluppo delle grandi imprese locali ha loro consentito di affacciarsi verso i mercati continentali non solo con prodotti e servizi, ma anche con investimenti e acquisizioni. A queste iniziative industriali
e commerciali si aggiungono, integrando ulteriormente il Paese con l’Europa, i grandi progetti di
interconnessione sia elettriche sia di gas come il TAP, il metanodotto previsto tra il Caspio e l’Italia attraverso Albania, Grecia
e Turchia.
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I grandi trend mondiali, le politiche europee e i nuovi mercati ai confini del Continente: con questi temi si è aperto lo scorso 15 maggio il secondo European Energy Workshop, iniziativa promossa da Axpo che si propone di fotografare e commentare la situazione del mercato continentale attraverso il contributo di esperti, istituti di ricerca e rappresentanti di associazioni. Quest’anno l’appuntamento era a Istanbul, osservatorio privilegiato per un’analisi delle potenzialità, ma anche dei rischi, nell’area Sud orientale e nei Paesi che si trovano sul corridoio energetico verso il Medio Oriente.
La Turchia non a caso è un Paese che, nonostante una marcata fragilità politica e sociale, marcia con tassi di crescita di PIL e di consumo energetico paragonabili all’Italia del boom economico, oltre ad essere il ponte verso i nuovi giacimenti del Caspio e quelli ancora poco sfruttati dell’Iran.


Tomas Kaberger, esperto di energia internazionale e docente alla Chalmers University of Technology a Göteborg, nel suo intervento ha enfatizzato la grande discontinuità che si è manifestata negli ultimi anni sul mercato, i cui effetti hanno avuto devastanti impatti sui vecchi piani energetici e sugli investimenti in infrastrutture ormai inadeguate e non facilmente ammortizzabili.


“Gli Stati Uniti da principale importatore di idrocarburi, dopo aver dimezzato il prezzo domestico del gas con le produzioni di gas da scisti, stanno diventando esportatori, con prevedibili effetti sui prezzi. Il loro posto di campione tra gli energivori importatori è stato occupato dalla Cina, ormai anche statisticamente la prima potenza economica mondiale. Ma la Cina non ha solo preso questo ruolo - tra l’altro garantendo ai produttori petroliferi, grazie alla sua domanda in crescita, una continuità di elevati profitti - ma ha anche stravolto ogni possibile previsione di sviluppo delle tecnologie rinnovabili.
L’invasione di pannelli solari a basso costo e l’acquisizione di produttori di tecnologia eolica in Europa è solo l’effetto secondario di una impressionante e rapidissima espansione di queste fonti energetiche in madrepatria”.


“La curva di crescita delle installazioni cinesi nel settore eolico non ha infatti precedenti storici nella diffusione di alcuna altra tecnologia o servizio, neppure in quella recente dei social network. Già oggi la produzione da vento ha abbondantemente surclassato quella nucleare, ambito in cui i cinesi non sono certo timidi”. [...]

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