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Marta non è ancora spacciata | PUNTATA 5 Stampa E-mail
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di Michele Governatori




PUNTATA 5 (MATTEO)

S’è schiantato un altro drone-consegna-pacchetti fuori dalla finestra del bagno. Il vicino scomparso ha messo anni fa un assurdo portabandiera fuori dalla sua finestra, che è accanto alla mia finestra del bagno, e questo affare per qualche motivo i droni non lo vedono: ci urtano con una delle eliche che si polverizza all’istante, e vanno giù.
Precipitando fanno un rumore come di calcinacci buttati. I ragazzini del cortile ormai lo riconoscono e corrono giù a vedere i cocci, ma il pacco nel cestello volante non si può toccare perché c’è il transponder antitaccheggio: dopo un po’ arriva il dronesalvatore che lo prende e raccatta i cocci, con sulla capocchia una bandierina con il numero verde per chiamare nel caso uno degli astanti abbia subìto danni.
Il vicino comunque non c’è, sono anni che non c’è: viene solo ogni tanto un tizio con un abito nero che ha le chiavi e un borsello: sta dentro casa del vicino assente dieci minuti e poi esce, con lo stesso borsello leggermente più gonfio.


“Pa’ ti ricordi dove abbiamo messo il flauto?” fa Marta dal soggiorno.
Vado in soggiorno.
La guardo. Sta usando il liquipad con il sensore di onde cerebrali.
“Ti ho chiesto di piantarla con l’elettrodo cerebrale” le dico.
“Ma Pa’, cazzo”, fa lei.
No, non c’è evidenza che l’elettrodo cerebrale faccia male. Ma ci vogliono decenni di studi epidemiologici per smentirlo, e quindi io devo essere prudente. Un padre prudente vieta l’utilizzo di apparecchi riguardo ai quali non ci sono decenni di storia epidemiologica eccetera eccetera, giusto? Prendiamo i telefonini: già alla fine del secolo scorso si sospettava che le onde friggessero il cervello, no?, ma sono passati quasi trent’anni prima che i risultati venissero messi sotto silenzio obbligato per motivi di quiete pubblica dal G22 di Casablanca.


“Pa’, per favore” fa lei.
“Per favore cosa?”
“Il flauto: ti ricordi dov’è?”
Flauto?
“Eh il flauto” insiste lei.


Al che mi sono tornati sprazzi sbiaditi di un’era di adolescenza (di Marta) quando in città, a un certo punto, per spendere un finanziamento europeo ottenuto probabilmente per errore, l’assessorato alla cultura organizzò scuole di musica gratis. Un anno solo. Poi emerse il debito di quasi tutte le amministrazioni locali oltre che di quella centrale, s’inventarono il Bollettone, iniziò la gestione liquidatoria GLAL e tutto il resto. Ma quell’anno, per un solo anno, ci fu la scuola di musica comunale dove andò anche Marta che dopo qualche giorno mi chiese i soldi per farsi prendere dall’insegnante il metodo di solfeggio, e dopo un mese anche un vero flauto traverso. [...]


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