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La crisi ucraina “agita” il mercato mondiale del gas Stampa E-mail
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di Vittorio D’Ermo


La crisi tra Russia e Ucraina sta provocando effetti di portata sempre più vasta, in una rapida successione di eventi: dalla rottura dagli equilibri dell’Europa Orientale, si è passati al deterioramento dei rapporti tra Russia, Unione Europea e Stati Uniti e infine all’assetto dei rapporti tra le grandi potenze mondiali. L’onda lunga della crisi ucraina è arrivata in Cina, solo apparentemente lontana, che ha potuto cogliere il momento favorevole per giungere ad un accordo molto importante per il soddisfacimento del suo fabbisogno energetico, pericolosamente sbilanciato sul carbone.


L’intesa, alla quale si stava lavorando da un decennio e che finora non era mai arrivata alla conclusione, segna una tappa importante nei rapporti tra Russia e Cina in una fase di consolidamento del suo ruolo di grande potenza mondiale.
Dopo la caduta del muro di Berlino, la Russia - nata dallo scioglimento dell’Unione Sovietica - aveva vissuto un periodo molto difficile di ricostruzione e di rilancio dell’economia che è stato possibile grazie anche alle massicce esportazioni di gas e di petrolio verso Occidente. Questo tipo di sviluppo aveva anche portato ad un riavvicinamento importante tra Russia e Occidente, anche in conseguenza dell’esplosione del terrorismo islamico che ha colpito la Russia in molte occasioni.
La convergenza di interessi, che aveva portato la Russia nel gruppo dei G8, ha subito una frattura sullo sfondo del ritorno della Crimea nella Federazione Russa che ha portato ad una forma di congelamento di questa “associazione”.


L’aumento della tensione internazionale di questi ultimi mesi ha spinto l’Europa a riconsiderare in una diversa prospettiva il problema della forte dipendenza dalle importazioni energetiche dalla Russia e a studiare nuove possibili linee di diversificazione, anche se la convenienza economica delle nuove scelte rimane tutta da valutare.
La Russia, di fronte a questo nuovo scenario che potrebbe comportare un ridimensionamento dei flussi di gas verso Occidente, ha giocato di anticipo, operando una diversificazione dei mercati di sbocco con forti implicazioni sui mercati energetici internazionali ma anche sugli attuali e futuri assetti geopolitici. [...]

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