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C’è un combustibile nascosto: l’efficienza energetica Stampa E-mail
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di Federico Santi



L’IEA la mette giù in questi termini: se non ci fosse stata l’efficienza energetica, i consumi complessivi di energia di 11 Paesi Membri - che nel 1974 assommavano a 80 Esa-Joule (EJ) - nel 2010 sarebbero stati di 160 EJ, contro i 97 EJ effettivamente registrati. Cioè, l’efficienza ha consentito una riduzione (virtuale) dei consumi energetici stimabile in circa 63 EJ (meno 40 per cento) nel periodo dal 1974 al 2010, a fronte di un consumo di derivati del petrolio di circa 43 EJ e di gas naturale ed elettricità rispettivamente di 22 EJ per ciascuna delle due commodity, nello stesso periodo. Se fosse vero - e non vedrei ragione di dubitarne, benché si tratti di calcoli ipotetici - l’efficienza energetica avrebbe contribuito più di ogni altra risorsa al soddisfacimento della domanda di servizi energetici in tali 11 Stati Membri dell’IEA. Di qui la curiosa definizione di IEA’s first fuel data all’efficienza energetica da Maria Van der Hoeven, direttore esecutivo della stessa IEA. Appurare che negli ultimi trent’anni, grazie all’aumento dell’efficienza energetica, si sia evitato di tirar su dal sottosuolo, trasportare, raffinare e bruciare l’equivalente cumulativo di oltre trenta miliardi di tonnellate di petrolio (!), è a dir poco suggestivo.


Immaginare l’efficienza energetica come un “combustibile” (qualcuno parlò di negawattora) è un modello di rappresentazione tanto semplice (troppo) quanto efficace. Vista così, l’efficienza non è solo il modo di gran lunga migliore di evitare il consumo di risorse, l’inquinamento e i cambiamenti climatici, ma è anche un eldorado: ai prezzi del petrolio di oggi, 1,5 miliardi di tonnellate di greggio varrebbero oltre un trilione di dollari. In riferimento al 2011, la IEA stima in una forbice compresa tra 150 e 300 miliardi di dollari gli investimenti annui (!) globali in efficienza energetica. Per confronto, il settore della produzione termoelettrica globale ha registrato nel 2011 investimenti complessivi per 300 miliardi, mentre gli investimenti in fonti rinnovabili sono stati un po’ inferiori a tale soglia e quelli nell’upstream di petrolio e gas naturale poco meno che doppi.
L’efficienza energetica ha quindi già oggi un mercato paragonabile a quello della generazione termoelettrica da fonti fossili e addirittura superiore a quello delle fonti rinnovabili. A ben guardare, la faccenda è un tantino più complessa. [...]


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