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di Giuseppe Gatti



Non c’è dubbio che tra gli obiettivi più impegnativi assunti dal Governo Renzi vi sia quello di ridurre il costo della bolletta elettrica del 10 per cento “per le piccole e medie imprese”.

Sia consentita in premessa una parentesi personale, che contravviene alle regole del bon ton del manager italiano che (diversamente da quanto avviene nei Paesi anglosassoni) non dovrebbe mai esprimere i propri orientamenti politici, anche se per lo più sono assolutamente noti. Non a caso fece a suo tempo scalpore la partecipazione di due banchieri, come Passera e Profumo, alle primarie del PD. Senza alcuna pretesa di paragonarmi a così illustri personaggi, non ho difficoltà a dire che, da elettore del PD, alle primarie del 2012 ho votato Renzi. Non solo, ma ho fatto un’accesa campagna per lui, vincendo la naturale allergia che i piemontesi provano per i fiorentini, da quando nel 1864 ci hanno scippato la capitale.

Ovviamente ho nuovamente votato Renzi alle primarie del 2013 e adesso sto con il fiato sospeso, per la temerarietà delle sfide lanciate. Mi limito, rientrando nelle mie competenze, al campo dell’energia, dove appunto c’è l’allettante promessa di un taglio dei costi dell’energia elettrica del 10 per cento. Voglio sperare, intanto, che quando Renzi parla di piccole e medie imprese intenda dire che la riduzione dei costi deve riguardare la generalità delle imprese. Sino ad oggi in effetti le diverse forme di agevolazione e di “elusione” hanno interessato la grande industria e le PMI ne sono state tagliate fuori; si può quindi comprendere l’espressione, come non si può che convenire con l’obiettivo che è al tempo stesso facile, ma non meno arduo della riforma della legge elettorale o del Senato.

Sotto il profilo congiunturale si può dire che negli ultimi tre mesi la bolletta elettrica è già scesa ben oltre il 15 per cento per evoluzione naturale dei prezzi sul mercato. Nell’ultima settimana di novembre infatti avevamo un PUN a 67,50 euro/MWh, mentre nella prima settimana di aprile si è attestato a 42,80 euro/MWh. Certo, rimangono invariati, anzi in leggero aumento, gli oneri di sistema, ma nel complesso c’è una riduzione significativa. Guardando alla competitività delle imprese italiane, che poi è il parametro che conta, ricordiamo che dal 2006 al 2013 lo spread (per usare un termine alla moda) tra PUN e l’equivalente (base load) sull’EEX, la borsa tedesca, è stato di 25,14 euro/MWh, con una punta di 32,58 euro/MWh nel 2012. [...]


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