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di G.B. Zorzoli


Spesso si sottovaluta il fatto che i sistemi elettrici sono caratterizzati da alta intensità di capitale, redditività differita, lunghi tempi di vita degli investimenti, grande rigidità delle soluzioni adottate. Gli impianti nucleari, una volta messi in esercizio, debbono necessariamente utilizzare elementi di combustibile a base di uranio. I cicli combinati sono teoricamente convertibili all’uso di combustibili diversi dal gas metano; in pratica no. Una volta realizzata, una linea elettrica di trasmissione condiziona per decenni le modalità di trasporto dell’energia. Nel settore del gas le cose non vanno molto diversamente. Anche i terminali di rigassificazione e i gasdotti richiedono investimenti elevati, hanno tempi di vita molto lunghi e sono monouso.


Il parametro dominante nei sistemi elettrici e del gas è dunque il lungo termine. Un buon motivo per effettuare un’accurata analisi dei cambiamenti che, rispetto alla situazione esistente, potrebbero verificarsi nei periodi successivi, prima di decidere investimenti importanti. Naturalmente, tenendo in debito conto le difficoltà e i conseguenti rischi di errori, insiti in previsioni di questo genere.
Stiamo però parlando di un settore che nel nostro Continente è soggetto da quasi due decenni non solo agli aleatori meccanismi del mercato, ma anche a una serie di Direttive europee (obbligatoriamente recepite dalle legislazioni nazionali), in base alle quali, per contrastare il cambiamento climatico, gli Stati membri sono obbligati a coprire quote prefissate della domanda con fonti rinnovabili. [...]

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